“Il cuore di Fano non deve essere spento con la costruzione di mini appartamenti”

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La recente proposta dell’Assessora all’Urbanistica e vicesindaco Loretta Manocchi, illustrata sulle pagine della stampa e mirata a consentire il cambio di destinazione d’uso dei negozi chiusi per trasformarli in abitazioni, solleva ben più di una perplessità. L’idea che convertire le vetrine spente in residenze possa rappresentare una risposta per “ripopolare il centro storico” rivela, a nostro avviso, una visione profondamente sbagliata del problema, evidenziando confusione e dimostrando inadeguatezza dell’attuale visione amministrativa.
Il centro storico di una città come Fano dovrebbe esserne il cuore pulsante, configurandosi a tutti gli effetti come un “centro commerciale diffuso”, un salotto urbano vivo e dinamico. Se oggi questo cuore è in difficoltà, pensare di rilanciarlo trasformando piccoli spazi commerciali in mini-appartamenti al piano terra rischia di accelerarne ulteriormente la perdita di funzioni commerciali. Di fronte alla chiusura dei negozi servono politiche capaci di riportare persone, attività e vitalità nelle strade del centro, non una progressiva rinuncia alla loro funzione commerciale.
La trasformazione dei negozi in abitazioni rappresenta una pericolosa resa di fronte alla crisi commerciale, anziché un tentativo di risolverne le cause. Invece di ricorrere a scorciatoie, bisognerebbe investire in vere politiche di rigenerazione. Un esempio concreto è la storica proposta di pedonalizzazione di via Cavour: un intervento in grado di prolungare la passeggiata del centro e migliorare la qualità dello spazio urbano (sebbene l’amministrazione l’abbia saggiamente esclusa dalla conversione residenziale per tutelare lo shopping, manca ancora un piano di rilancio per queste vie). A questo si aggiunge un grave problema di natura tecnica e qualitativa: i locali nati come negozi non presentano le caratteristiche adatte a diventare abitazioni. Promuovere residenze al piano terra senza garantire stringenti requisiti di superficie, illuminazione, aerazione e distribuzione degli spazi significa condannare il centro a una qualità abitativa di basso livello, magari solo per alimentare il mercato delle locazioni turistiche, come implicitamente ipotizzato dalla stessa Manocchi.
Infine, la confusione mostrata sul centro storico si riflette sull’intera politica della casa. Restano aperti e senza risposta interrogativi cruciali sollevati in questi giorni: con quali criteri sono stati scelti i cinque immobili pubblici per realizzare i nuovi appartamenti? Quale futuro si immagina davvero per strutture strategiche come l’ex Caserma Paolini e la Vittoria Colonna, attualmente escluse dagli interventi immediati? E su quali basi economiche e dimensioni si fonda la stima di un canone ipotetico di 500 euro? Senza dimenticare il dramma del caro-affitti e la riduzione dell’offerta residenziale stabile, fagocitata dal turismo. Per il centro storico servono politiche attive per non far morire il commercio. Per l’emergenza abitativa serve una strategia cittadina complessiva e trasparente. Fano merita soluzioni, non scorciatoie che ne decretino il declino definitivo.
Da Francesco Panaroni  MoVimento 5 Stelle e Stefano Amatori Fano Cresce

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