Fano, negozi trasformati in case: il PSI avverte sui rischi per il centro storico

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FANO – “Auspichiamo come socialisti che la proposta della Vicesindaca Mannocchi di trasformare i negozi in abitazioni sia una riflessione aperta ad un confronto per evitare che la semplicità di una soluzione non prevalga su una visione e rischi di lungo periodo”. 

“Sul piano urbanistico, la trasformazione dei negozi in appartamenti nei centri storici colpiti da decremento demografico è una scelta complessa che oscilla tra l’essere una risorsa contro l’abbandono e un rischio di desertificazione sociale”. 

“Può esservi senso o vantaggio nella scelta per alcuni aspetti: sul piano della immagine contro “le saracinesche abbassate” per la crisi del commercio di vicinato, o dare risposta ad una nuova domanda di mercato che il calo demografico genera con un aumento di single, anziani e nuclei monofamiliari, ed anche perché gli alloggi al piano terra sono privi di barriere architettoniche e vicini ai servizi centrali e rispondono alle esigenze di mobilità di una popolazione che invecchia. Perché come socialisti ci interroghiamo in ordine ai rischi di trasformazione?”.

“Perchè ci troviamo di fronte ad un problema cruciale dovuto al decremento demografico per cui i giovani di oggi di ritroveranno nel futuro prossimo, per fatti ereditari, ad essere proprietari di più unità immobiliari e pertanto il problema attuale non ha un valore sul piano urbanistico ma piuttosto è dare una risposta logica ad una crisi macroeconomica e demografica sistemica che, nel lungo periodo, può generare danni strutturali gravissimi perché la domanda abitativa complessiva è destinata a crollare. I danni che questa mutazione può produrre sul piano urbanistico ed economico, al di là del fatuo vantaggio iniziale per alcuni, sarà una domanda azzerata da una offerta superiore a quella che richiede il mercato, una svalutazione della qualità urbana del centro storico di cui si apprezza oltre alle mura il contesto (la bellezza delle strade, le botteghe, i caffè, le attività artigianali, la vita sociale) e l’attrattività. Non di meno il rischio di trasformare il centro storico in un piccolo “parco giochi con affitti brevi” per forestieri ma privo di residenti reali. Più forte è il danno che la “parcellizzazione” dei piano terra in abitazioni impedirà nel futuro a qualsiasi progetto di “rigenerazione urbana pubblica” perché comperare abitazioni diventerà impossibile per politiche pubbliche di riconversione. È più semplice acquistare spazi commerciali dismessi che appartamenti. Il dibattito ha altri ambiti di riflessione per una risposta urbanistica corretta che non è solo trasformare i negozi in altre case (di cui non avremo bisogno), ma congelarli o flessibilizzarli verso funzioni pubbliche, culturali, di smart-working o di servizio alla persona. Senza una visione complessa si rischia di accelerare la morte del centro storico, svalutando proprio quel patrimonio immobiliare che i giovani erediteranno. Noi socialisti suggeriamo di valutare un progetto complessivo di leva fiscale sugli immobili come incentivo ad uso non residenziale rendendo economicamente svantaggioso lasciare un negozio vuoto o trasformarlo in un’abitazione inutile, renderlo economicamente conveniente se destinato a usi sociali, culturali o artigianali Il Comune deve usare azioni sull’IMU – non solo per fare cassa- ma come leva di rigenerazione abbassandola al minimo ai proprietari che affittano a prezzo calmierato e facendo pagare il massimo ai locali sgombri, altro strumento possibile è la cedolare secca agevolata in alcune zone specifiche, altro strumento da valutare come opportunità sociale- per vivere il centro- anche il “baratto amministrativo”. Un comodato d’uso pubblico-privato per favorire azioni e sedi operative di presenza sociale attiva e permanente in cui il Comune si riappropria delle azioni di sviluppo sociale dando risposte necessarie ad una socialità che sta diventando marginale nello sviluppo della comunità”.

Tiziano Busca – Segreteria Nazionale PSI

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