Quasi un miliardo di euro. È il conto che famiglie e imprese marchigiane potrebbero trovarsi a pagare nel solo 2026 a causa dei rincari di energia elettrica, gas e carburanti. Secondo un’elaborazione del Centro studi CNA Marche sulle proiezioni diffuse ieri dalla CNA nazionale, nello scenario di un aumento medio del 20% dei prezzi energetici (rispetto al 2025), l’aggravio complessivo per il territorio regionale potrebbe raggiungere i 918 milioni di euro, con effetti pesanti sui bilanci delle famiglie e sulla competitività del sistema produttivo. Secondo CNA Marche infatti la voce energia metterà ulteriormente sotto pressione famiglie e piccole imprese.
Lo scenario elaborato dalla CNA ipotizza infatti un incremento medio del 20% dei prezzi energetici rispetto al 2025. In questo contesto, una famiglia marchigiana si troverebbe a sostenere solo per l’energia una maggiore spesa di oltre 500 euro l’anno, mentre per una piccola impresa l’aggravio medio potrebbe superare i 4.500 euro.
Rapportando tali valori alla dimensione della regione, le circa 657 mila famiglie (dati Istat) delle Marche rischiano di dover affrontare un aumento complessivo di spesa superiore a 328 milioni di euro, mentre i maggiori costi per le oltre 130 mila imprese attive (dati Camcom) della regione potrebbero arrivare a circa 589 milioni di euro. Complessivamente, il conto energetico aggiuntivo sfiorerebbe il miliardo di euro.
Le proiezioni regionali si basano sulle stime di CNA nazionale che evidenzia come, a livello nazionale, nello scenario con prezzi energetici superiori del 20% rispetto al 2025, il conto complessivo di carburanti, energia elettrica e gas per famiglie e imprese potrebbe salire fino a 206 miliardi di euro, oltre 33 miliardi in più rispetto all’anno precedente.
«L’aumento dei costi di energia e carburanti rappresenta una minaccia concreta per la competitività delle nostre micro e piccole imprese e per il potere d’acquisto delle famiglie – afferma Moreno Bordoni, segretario CNA Marche – le Marche sono una regione fortemente caratterizzata dalla presenza di piccole attività produttive, artigiane e commerciali che già operano con margini ridotti. Bollette più pesanti e costi di trasporto crescenti rischiano di rallentare investimenti, innovazione e occupazione».
Secondo CNA Marche, l’energia continua a rappresentare uno dei principali fattori di costo per molte attività produttive. Particolarmente esposti risultano il manifatturiero, il sistema casa, l’agroalimentare, l’autoriparazione e i trasporti, settori che costituiscono una componente essenziale dell’economia marchigiana.
«Ridurre il costo dell’energia deve diventare una priorità nazionale – sottolinea Maurizio Paradisi, presidente CNA Marche – servono misure strutturali che rendano meno vulnerabili le imprese alle oscillazioni dei mercati energetici. Per questo condividiamo la proposta della CNA nazionale di istituire un fondo dedicato ai piccoli impianti fotovoltaici per l’autoproduzione da parte delle micro e piccole imprese. Significa abbattere i costi, rafforzare l’autonomia energetica e accelerare la transizione verso modelli produttivi più sostenibili».



