Confartigianato Moda: quasi 30 aziende nella provincia di Pesaro e Urbino producono mascherine

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PESARO – “Confartigianato Moda – dichiara il Presidente David Coppari – ha verificato che numerose aziende strutturate hanno già avviato la produzione di mascherine ed altre si stanno ancora organizzando; numerose con una produzione propria, altre quali terzisti o partner di aziende capogruppo. Entrare in questo settore però significa anche conseguire la certificazione del ISS – Istituto Superiore della Sanità – percorso non facile nonostante il DL Cura Italia abbia semplificato e velocizzato le procedure. Confartigianato Moda An-Pu, ha chiesto ed ottenuto chiarimenti immediati e per mettere nella condizioni gli imprenditori di operare nella massima trasparenza e legalità, tanto che è possibile produrre mascherine “non sanitarie” che hanno le caratteristiche di protezione. Questo pronunciamento è stato effettuato dal Ministero della Salute, sollecitato da Confartigianato, con una specifica circolare del 18 marzo che chiarisce le novità contenute nell’artic. 16 comma 2 del DL 17 marzo 2020.
La disposizione consente a tutti gli individui di utilizzare a scopo precauzionale, mascherine filtranti che per la loro destinazione non si configurano né come DM e né come DPI. A tali prodotti non si applicano le procedure valutative di cui agli articoli 15 del DL 17.3.2020 n. 18. E’ una risposta importante quella delle imprese del comparto moda che permette di avere mascherine facciali protettive anche se non certificate, ma realizzate secondo i crismi e con tessuti adeguati,in alcuni casi migliori di quelle certificate importate dalla Cina”.

“In questo contesto – afferma il Presidente di Confartigianato Graziano Sabbatini – le imprese stanno facendo un grande sforzo per aiutare la popolazione a tutelare la propria salute , consentendo nel contempo alle migliaia di dipendenti di questo comparto di continuare a lavorare, garantendo quindi il posto di lavoro. Da noi per ora si sono mosse le aziende tessili, dell’abbigliamento, della maglieria: più semplice riconvertire i macchinari e la materia prima che spesso è già in fabbrica. Perché lo sappiamo, trovare nuove mascherine è diventata un’emergenza nell’emergenza. Confartigianato, aggiunge Gilberto Gasparoni, responsabile di Confartigianato Moda ha chiesto l’aiuto della Regione, della Camera di Commercio e dell’UNIVPM per muoversi con determinazione. Diverse imprese hanno attivato in modo autonomo la produzione necessaria per la regione Marche. Un obiettivo importantissimo per Confartigianato sia per dare risposte alle esigenza della sanità, dei cittadini che per garantire posti di lavoro e sostenere il tessuto produttivo marchigiano che si sta spegnendo. Confartigianato mette a disposizione un elenco delle principali imprese che già producono mascherine, tenendo conto che si va da una produzione di 300/500 pezzi giorno, a 6/7.000 o addirittura oltre le 10.000 pezzi secondo il tipo di produzione. Va sottolineato che ci sono anche produzioni personalizzate sia in tessuto che nelle colorazioni, compresi i colori della primavera. Una produzione complessiva di 50/70.000 pezzi giorno secondo l’articolo prodotto. Unire Istituzioni, Associazioni, Università, in un gruppo di lavoro, composto di ricercatori ed esperti per affiancare chi vuole riconvertire la produzione nelle mascherine con standard di qualità è un obiettivo irrinunciabile”.

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