MARCHE – Mai così tante differenze di costi alla pompa dopo l’introduzione del cosiddetto price cap con una situazione generale che non cambia e che rimane comunque pesantissima. L’analisi odierna dei prezzi nelle Marche mette a nudo la profonda differenza tra le stazioni di rifornimento a prezzo pieno e quelle che hanno aderito ai recenti tagli e tetti massimi: a fronte di un prezzo medio nelle stazioni senza sconti che oscilla tra 2,08 e 2,14 euro al litro per la benzina (con picchi di rete che arrivano a toccare i 2,37 – 2,39 euro), e tra 2,28 e 2,31 euro al litro per il gasolio (con punte fino a 2,35 – 2,49 euro), i tetti calmierati introdotti da compagnie come Eni, IP e Q8 fissano, come è noto, il limite massimo di 1,99 euro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio. Nonostante l’opportunità di questi margini calmierati, il raffronto strutturale con lo scorso anno e l’impatto complessivo restano pesantissimi per il tessuto economico regionale.
Per un mezzo pesante o un TIR di portata superiore ai 35 quintali, dotato di un serbatoio standard di circa 900 litri, fare il pieno oggi ad una stazione Eni o IP rispetto a ottobre 2025 (quando il prezzo era di 1,80-1,85 al litro), comporta una spesa di circa 1.970 euro, registrando un extracosto secco di quasi 301-350 euro a rifornimento che si traduce in 3.000-3600 euro aggiuntivi al mese per singolo camion (calcolato su almeno 10-12 viaggi al mese) rispetto a ottobre dell’anno scorso.
Nel settore dell’autotrasporto, l’effetto combinato delle oscillazioni dei mercati e dei livelli attuali continua a farsi sentire duramente sulle aziende marchigiane, colpendo allo stesso modo i veicoli commerciali leggeri attorno o inferiori ai 35 quintali, i cui serbatoi da 80-100 litri impongono bollette di rifornimento gravose per gli artigiani e la logistica di prossimità, erodendo i margini operativi in un momento in cui l’86,7% delle imprese lamenta un allarme costante legato alla volatilità dei costi.
La morsa dei costi energetici non riguarda soltanto la mobilità delle merci, ma colpisce profondamente anche le spese fisse di esercizio di case e botteghe.
Nelle Marche, sebbene si registri una parziale stabilizzazione rispetto ai picchi record del passato, la spesa media annua per l’energia si mantiene su livelli elevati e complessi da sostenere — attestandosi attorno agli 845 euro per la luce (con consumi medi domestici di circa 1.663 kWh) e a circa 930 euro per il gas (per circa 1.015 Smc) —, costringendo le famiglie a una costante e difficile gestione dei consumi domestici. Rispetto allo scorso anno, la pressione resta alta a causa della volatilità dei mercati all’ingrosso, che continuano a condizionare le tariffe della materia prima.
Per le oltre 15.400 imprese manifatturiere e artigiane delle Marche che operano nei comparti a più alta intensità energetica (dall’alimentare al tessile, dai metalli alla manifattura diffusa nei distretti di Pesaro, Ancona, Macerata, Fermo e Ascoli Piceno), l’impatto combinato di luce e gas sui cicli produttivi continua a pesare per un 35-40% in più rispetto ai periodi pre-crisi strutturali, con punte critiche che toccano il 45% dei costi totali in settori specifici come la ceramica, frenando drasticamente la competitività e la capacità di investimento del nostro sistema produttivo.
“I tetti massimi introdotti da operatori come Eni, IP e Q8 rappresentano un argine opportuno per evitare derive speculative – dice il presidente CNA Marche, Maurizio Paradisi – ma rischiano di non essere sufficienti se non si affronta il problema alla radice. Per questo motivo CNA Marche chiede con forza interventi strutturali e un’attenzione particolare verso le Marche, invocando misure incisive per alleggerire il carico fiscale e il cuneo energetico, un monitoraggio ferreo delle filiere distributive e incentivi mirati alla transizione energetica, all’efficientamento delle flotte di autotrasporto e dei laboratori artigiani. Senza un piano che dia boccata d’ossigeno ai costi fissi, le nostre imprese rischiano di compromettere la propria operatività”.





