Arrestato dai Carabinieri imprenditore calabrese vicino alle cosche, truffa per 500 mila euro

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PESARO – Stamattina alle ore 11.00 presso l’Ufficio del Procuratore Capo della Repubblica di Pesaro, Dott.sa Cristina Tedeschini, si è tenuta una conferenza stampa che ha illustrato una complessa attività investigativa portata avanti dalla Stazione Carabinieri di Borgo Santa Maria e coordinata dal Sost. Procuratore Dott.sa Maria Letizia Fucci, che ha permesso di smascherare un’associazione a delinquere di almeno 5 persone finalizzata alla bancarotta fraudolenta e alle truffe, che aveva causato danni ai creditori per circa 500.000,00 euro.

Oltre ai due citati Magistrati erano presenti il Maggiore Patrizia Gentili, Comandante della Compagnia Carabinieri di Pesaro, il Capitano Massimiliano Iori, Comandante del Nucleo Operativo ed il Maresciallo Maggiore Antonio Rappa , Comandante della Stazione CC di Borgo S. Maria.

Sulla scorta degli elementi raccolti grazie alla meticolosa attività d’indagine, l’11 febbraio scorso, i militari della citata Stazione, coadiuvati da personale del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Pesaro e dai Carabinieri della Compagnia di Sellia Marina (CZ), hanno rintracciato e tratto in arresto nel citato comune del catanzarese, in esecuzione di una misura cautelare emessa dal GIP di Pesaro, Mannolo Dante, soggetto di alto spessore criminale, con forti legami familiari ed ambientali con alcune cosche ‘ndranghetiste della zona, individuato quale socio occulto e dominus dell’attività incriminata e ristretto nel carcere di Catanzaro.

Il provvedimento cautelare rappresenta l’epilogo di una complessa indagine che trae origine da un controllo eseguito nell’ottobre 2015, da una pattuglia della Stazione Carabinieri di Borgo S. Maria, che procedeva al controllo di un’autovettura di grossa cilindrata, alla cui guida veniva identificato MANNOLO Dante, gravato da diversi precedenti penali e di polizia, persona senza legami con il territorio. Dai primi accertamenti e dall’incrocio dei dati presenti negli archivi, i Carabinieri verificavano che presso l’indirizzo in cui era avvenuto il controllo risultava la sede della ditta “Eurodistribuzione”, azienda da poco trasferitasi a Pesaro dalla provincia di Crotone, con la presenza di altri soggetti di origine calabrese, attiva nel settore della distribuzione alimentare ed intestata ad una prestanome incensurata.

La presenza di tali persone nel territorio di questa Provincia, destava la curiosità investigativa dapprima dei carabinieri della Stazione di Borgo Santa Maria, successivamente coadiuvati anche dal R.O.S. di Ancona.

L’azienda in questione, dopo aver inizialmente acquisito la fiducia dei fornitori, con regolari pagamenti delle merci, improvvisamente, intorno al Maggio 2016, chiudeva le attività e svuotava tutti i conti correnti, oltre a trasferire, per lo più in Calabria, la merce provento delle truffe.

I Carabinieri della Stazione di Borgo S. Maria iniziavano ad acquisire le prime denunce da parte dei truffati, ma subito si rendevano conto della vastità del disegno criminale, e riferivano immediatamente alla Procura della Repubblica, che coordinava le successive investigazioni.

Seguivano una serie di meticolosi accertamenti bancari ed indagini tecniche, oltre all’escussione di numerosi testimoni e parti offese, quasi tutti Agenti di zona o Responsabili commerciali di aziende da tutto il territorio nazionale. Alla fine venivano individuate circa 90 aziende truffate, tra cui alcune anche molto note, quali Ferrero, San Benedetto, Caffè Borbone ed altre, con un profitto illecito per gli indagati di circa mezzo milione di euro.

Le indagini accertavano senza ombra di dubbio il ruolo preminente nell’associazione di Mannolo Dante, il quale, come socio occulto, esercitava un ferreo controllo e direzione sui suoi sodali.

Sulla base delle risultanze acquisite, la Procura della Repubblica di Pesaro richiedeva il fallimento della società e successivamente ad esso procedeva nei confronti degli indagati per bancarotta fraudolenta e truffe, riconoscendo sempre più evidente il ruolo di dominus svolto dal Mannolo.

In particolare gli indagati, nella prima metà del 2016, dopo aver aperto diversi conti correnti nel territorio della provincia di Pesaro, alimentandoli con versamenti di denaro in contante, acquistavano la merce dalle aziende truffate, pagando con assegni postdatati che non potevano essere riscossi poiché i conti correnti nel frattempo erano stati appositamente azzerati, creando così uno stato di insolvenza della società in danno dei creditori e facendo scomparire la merce acquistata.

Proprio lo spessore e la pericolosità del Mannolo hanno convinto il GIP di Pesaro, accogliendo la richiesta della Procura e in accordo con le risultanze investigative dei Carabinieri, ad emettere nei suoi confronti la misura cautelare.

L’indagine in questione mette in luce il rischio di infiltrazioni criminali nel tessuto economico della provincia ma allo stesso tempo rappresenta una risposta solida e significativa a tali tentativi, dimostrando che l’attenzione su questi fenomeni da parte della Procura e delle Forze dell’Ordine è sempre molto alta e la sua efficacia è aumentata dal poter contare sulla collaborazione degli enti finanziari e bancari e sulle altre Istituzioni pubbliche e private che operano nella Provincia.

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