L’omelia del vescovo nella messa di san Giuseppe

L’omelia del vescovo nella messa di san Giuseppe

FANO – “Il Lavoro è dignità; senza lavoro non c’è dignità”. Lo ha ripetuto più volte ieri nella sua omelia alla platea di imprenditori artigiani della CNA il Vescovo di Fano in occasione della ricorrenza di San Giuseppe, patrono dei lavoratori. Nel capannone dell’Acm (Autotrasportatori Consorziati delle Marche), a Bellocchi, monsignor Armando Trasarti ha tenuto la Santa Messa su invito dell’associazione fanese.

Nel corso della funzione religiosa dedicata agli imprenditori, Trasarti ha ricordato i tanti disagi legati alla crisi, ai tanti uomini e donne che in questi anni hanno perso il lavoro e con esso la speranza. E citando papa Francesco, il Vescovo di Fano ha ricordato che “quando ci si trova davanti a chi non lavora perché non trova la possibilità di lavorare, occorre dire che la società ha fallito e che ha spogliato questa persona di dignità”. E ha aggiunto che la disoccupazione “può diventare una vera calamità sociale”.

In una città che vanta il non poco invidiabile terzo posto in classifica regionale per numero di disoccupati, il messaggio di Trasarti è stato ancor più forte. Agli imprenditori, molti dei quali alle prese con una crisi senza precedenti, il Vescovo ha ripetuto più volte “Révoltez vous”; “un esplicito ribellatevi”, “protestate, fatevi sentire e non siate indifferenti e lottate per difendere il vostro e l’altrui lavoro”. Ed ha ricordato ai titolari di aziende “il loro importante ruolo nel creare ed offrire lavoro e speranze ricordando che la “ricchezza di una impresa non è costituita unicamente dai mezzi di produzione, dal capitale e dal profitto, ma proviene in primo luogo dagli uomini che, attraverso il lavoro, producono quelli che divengono beni di consumo e di servizio”. “Gli imprenditori – ha aggiunto Trasarti – devono essere consapevoli che è essenziale basare il proprio operato sul capitale umano e sui valori morali, che sono la vera ricchezza”.

Il Vescovo ha poi speso parole di elogio per l’iniziativa della CNA ed ha esortato la comunità cristiana ad impegnarsi sempre di più accanto alle persone che lottano a favore dell’occupazione e a procedere con gli uomini sulla via di un’economia sempre più umana”.

Alla Messa di San Giuseppe erano presenti oltre al presidente provinciale CNA, Alberto Barilari e a quello di Fano che ha organizzato l’iniziativa, Marco Rossi, il segretario provinciale, Moreno Bordoni. In sale anche il vicesindaco Maria Antonia Cucuzza, l’assessore Franco Mancinelli, ed i candidati a sindaco Massimo Seri e Davide Del Vecchio.

 

 

L’OMELIA DEL VESCOVO

“Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore…” Mt 1,24)

La missione che Dio affida a Giuseppe è quella di essere custos, custode.

Come Giuseppe esercita questa custodia? Con discrezione, con umiltà, nel silenzio, ma con una presenza costante e una fedeltà totale, anche quando non comprende: dal matrimonio con Maria all’episodio al tempio con Gesù dodicenne accompagna con premura e tutto l’amore ogni momento.

 

In lui vediamo come si risponde alla vocazione di Dio, con disponibilità, con prontezza…

La  vocazione del custodire: avere cura l’uno dell’altro…; vivere con sincerità. Custodire vuol dire vigilare sui nostri sentimenti e sul nostro cuore.

Il custodire, il prendersi cura chiede bontà, tenerezza.

 

Il “santo silente” ha atteso che prima Gesù e poi Maria risplendessero nel fulgore della loro gloria; e poi – ora – comincia ad illuminarsi lui nel medesimo splendore per diffondere ovunque la sua cooperazione salvifica.

Lasciamoci contagiare dal silenzio di San Giuseppe! Ne abbiamo tanto bisogno, in un mondo troppo rumoroso, che non favorisce il raccoglimento e l’ascolto della voce di Dio.

Giuseppe: una vita oscura, priva di qualsiasi accenno di personale grandezza. Se osserviamo questa vita tanto modesta, ci apparirà più grande e più avventurosa di quanto il tenue profilo della sua figura evangelica non offra alla nostra frettolosa visione. Un uomo dall’amore sconfinato e silenzioso: “lo straordinario di una fede ordinaria”!

 

Oggi vogliamo anche  riflettere sulla figura di Giuseppe silenzioso lavoratore

Prima di tutto il lavoro: il Dio creatore, il quale ha lavorato per creare il mondo e la figura di Giuseppe, il falegname, padre adottivo di Gesù e dal quale Gesù ha imparato a lavorare.

Quello del lavoro è un tema molto, ma molto evangelico. “Signore – dice Adamo – col lavoro guadagnerò da vivere”. Ma è di più. Perché quest prima icona di Dio lavoratore ci dice che il lavoro è qualcosa di più che guadagnarsi il pane: il lavoro ci dà la dignità! Chi lavora è degno, ha una dignità speciale, una dignità di persona: l’uomo e la donna che lavorano sono degni.

 

“Chi non lavora, dunque, non ha questa dignità. Ma ci sono tante persone che vogliono lavorare e non possono. E questo è un peso per la nostra coscienza, perché quando la società è organizzata in tal modo e non tutti hanno la possibilità di lavorare, di essere “unti” dalla dignità del lavoro, quella società non va bene: non è giusta! Va contro lo stesso Dio, che ha voluto che la nostra dignità incominci di qua”  (Papa Francesco).

E siamo coscienti che la dignità non ce la dà il potere, il denaro, la cultura… La dignità ce la dà il lavoro, anche se la società non consente a tutti di lavorare.

Il dono più bello che Dio ha dato all’uomo: la capacità di creare, di lavorare, di farne la propria dignità. Quanti fratelli e sorelle nel mondo mancano di questa situazione per colpo di atteggiamenti economici, politici, sociali!

Non dire “chi non lavora non mangia”, ma “chi non lavora ha perso dignità”.

“Quando ci si trova davanti a chi non lavora perché non trova la possibilità di lavorare occorre dire che la società ha spogliato questa persona di dignità” (Papa Francesco).

 

  • La disoccupazione è una fonte di disperazione e “può diventare una vera calamità sociale” (Enciclica Laborem exercens, n. 18); essa rende fragile uomini e intere famiglie, facendoli sentire emarginati, poiché stentano a soddisfare i loro bisogni fondamentali e non si sentono né risconosciuti né utili alla società.
  • Per ogni persona il lavoro è un elemnto fondamentale. Esso contribuisce all’edificazione del suo essere, in quanto è parte integrante della sua vita quotidiana. La pigrizia non dà alcuna risorsa interiore e non permette di progettare il futuro; non solo implica povertà e miseria, ma è anche nemica della vita morale. Il lavoro conferisce a ogni individuo un posto nella società. Nessuno deve rassegnarsi al fatto che alcune persone restino senza lavoro.
  • In seno a un’impresa, la ricchezza non è costituita unicamente dai mezzi di produzione, dal capitale e dal profitto, ma proviene in primo luogo dagli uomini che, attraverso il loro lavoro, producono quelli che divengono beni di consumo o di servizio. I capi di impresa e i responsabili devono essere consapevoli che è essenziale basare il proprio operato sul capitale umano e sui valori morali (Veritatis spendor, nn. 99-101).
  • Uno scarto troppo grande fra gli stipendi è ingiusto in quanto svilisce un certo numero di occupazioni indispensabili e approfondisce disparità sociali dannose per tutti

 

Esorto la comunità cristiana ad impegnarsi sempre più accanto alle persone che lottano a favore dell’occupazione e a procedere con gli uomini sulla via di un’economia sempre più umana (Enciclica Centesimus annus, n. 62)

 

 

+ Armando Vescovo

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