Bene Comune, ecco “il volto del (non)welfare a Fano”

Bene Comune, ecco “il volto del (non)welfare a Fano”

FANO – “Tanto tuonò che piovve e alfine di un lungo, contorto, enigmatico percorso a ostacoli è stata licenziata la Coordinatrice d’Ambito,Sonia Battistini. Appena un anno fa, dopo le elezioni, la stessa era stata confermata per un triennio! Poche idee e pure confuse … Ennesima occasione perduta,ulteriore sconfitta del welfare nella nostra Città.
La dottoressa Battistini ha finito per pagare colpe “proprie” (su tutte una professionalità spiccata nei servizi educativi, quando nell’Ambito si richiede soprattutto conoscenze dei servizi sociali), ma anche colpe altrui, che di seguito elencheremo. Nell’idea della Legge di riforma dei servizi sociali n.328/2000, vennero previste delle Zone (nella Marche chiamati Ambiti) che dovevano diventare i luoghi della forte programmazione sociale, dove dovevano essere pianificati i servizi, ottimizzando le risorse anche di più comuni, in contatto (purtroppo troppo spesso in contrasto) con la omologa Zona Sanitaria (ora chiamata Area Vasta) per tutti quei interventi dove occorre appunto integrazione tra aspetti sociali e sanitari: pensiamo ai minori, a disabili, agli anziani, ai non autosufficienti, tossicodipendenti, disturbati psichici
La cosa fu viziata sin dagli inizi quando l’allora amministrazione Fanese, per interessi meramente politici, prima ha politicamente preteso un Ambito geograficamente assurdo e sostanzialmente ingestibile (14 Comuni dal mare ai monti, con l’esclusione della intera Vallata del Metauro); poi l’ha lasciato al suo destino non realizzando mai la doverosa sinergia operativa tra il comune capofila ( ovviamente Fano) ed i vari comuni compresi nell’Ambito Sociale. Ora scopriamo che oltre a questi problemi è venuta a mancare anche la adeguata vigilanza dei comportamenti amministrativi praticati nell’Ambito, che non avendo personalità giuridica, è di fatto una diramazione del Comune capofila, quindi di Fano e del suo Sindaco. E qui emerge un’altre carenza molto grave, in questo caso squisitamente politica, che attenzione che interesse hanno mostrato i due sindaci succedutesi in questi anni a questo servizio?
Se andiamo a vedere nei comuni limitrofi vedremo che il Comitato dei Sindaci, gestore e massimo organismo politico dell’Ambito, vista l’importanza strategica di questa struttura, è sempre stato presieduto dal Sindaco dell’Ente capofila, a Fano, prima il Sindaco Aguzzi (che peraltro era stato Assessore alle politiche sociali) l’ha delegato a Del Vecchio, per lasciarlo poi addirittura al Sindaco di Mondavio; ora anche Sindaco Seri, lo ha affidato all’ Assessore Bargnesi. E’ evidente la differenza di investimento istituzionale e politico: responsabilità gravissima, per un Ente capofila quale è Fano!
ASSISTENZA, NON POLITICHE SOCIALI: questo è oggi il volto del (non)welfare a Fano. Le carenze sopra elencate, soprattutto la mancanza di persone politiche di rilievo che avessero il tema sociale come prioritario, hanno impedito infatti alla Città, nonostante tante forze vive del Terzo Settore, di sviluppare un vero “sistema sociale” fatto di strutture e servizi soprattutto, ma anche di persone, di idee, di integrazione socio-sanitaria, di sinergie (con la Fondazione,ad esempio!), di reciproca stima, di valorizzazione piena del principio di SUSSIDIARIETA’ così caro alla già citata Legge 328/2000. Sotto una regia chiaramente pubblica, si tratta di riconoscere fiducia alle risorse che vengono dall’Associazionismo, dalla Cooperazione sociale, dal Volontariato.
Quando il welfare di una Città è un “sistema” si porta dietro due ulteriori vantaggi: produce occupazione sul posto ed è più difficile da smantellare in tempi, come gli attuali, di crisi economica. L’assistenza, i sussidi (che pure ci vogliono) quando i bilanci vanno in crisi, vengono tagliati con più facilità (a parte gli obblighi di legge) e poi ognuno si arrangi come può”.

BENE COMUNE

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