FANO – “In merito alle recenti dichiarazioni sul possibile ripristino della linea Fano–Urbino, riteniamo necessario riportare il dibattito su un piano di serietà istituzionale e di rispetto nei confronti dei cittadini. Il fascino evocativo del ritorno del treno tra costa ed entroterra è comprensibile. L’idea di un collegamento sostenibile, capace di ridurre traffico e rafforzare l’asse Fano–Urbino, parla alla memoria collettiva e intercetta un sentimento diffuso. Ma la politica ha il dovere di confrontarsi con la realtà tecnica, economica e normativa, non con le suggestioni”.
“Ad oggi, non risultano elementi pubblici che dimostrino la concreta fattibilità del ripristino ferroviario. A tale proposito, ci preme ricordare che la Regione Marche ha già finanziato con risorse pubbliche – 350 mila euro di fondi regionali, cui si aggiunge un finanziamento ministeriale di circa un milione di euro – uno studio di fattibilità commissionato a RFI nel 2019. Uno studio che risulta completato da tempo ma che non è stato ancora oggetto di una pubblicazione integrale e trasparente. Se esistono valutazioni tecniche che attestino sostenibilità economica e compatibilità urbanistica della riattivazione, vengano rese pubbliche. Se invece emergono criticità strutturali, è doveroso dirlo con chiarezza ai cittadini”.
“È bene inoltre chiarire un punto tecnico spesso evocato in modo impreciso nel dibattito pubblico. Che si parli di ripristino della linea ferroviaria tradizionale o di una cosiddetta “metropolitana di superficie”, si tratta in ogni caso di un’infrastruttura ferroviaria soggetta alla normativa nazionale in materia di sicurezza del trasporto ferroviario e alla vigilanza dell’autorità competente. Anche qualora si ipotizzasse un servizio regionale o a carattere metropolitano, resterebbero necessari adeguamenti del sedime, verifiche sulle interferenze urbanistiche maturate negli anni, messa in sicurezza degli attraversamenti e investimenti infrastrutturali rilevanti. Non si tratta quindi di una soluzione “leggera”, ma di un’opera che richiede valutazioni tecniche, economiche e normative approfondite”.
“Dopo decenni di trasformazioni urbanistiche lungo il tracciato, soprattutto nel tratto che attraversa la città di Fano, con edifici realizzati in prossimità dei binari e nuove interferenze con la viabilità locale, qualunque ipotesi ferroviaria – indipendentemente dalla denominazione – comporterebbe interventi strutturali complessi e onerosi. A ciò si aggiunge un ulteriore elemento decisivo: non risultano ad oggi stanziamenti pubblici né investimenti privati formalmente destinati al ripristino della linea. Il territorio non può permettersi un confronto fondato su etichette suggestive ma privo di basi operative. Servono dati verificabili, coperture finanziarie certe e una posizione ufficiale e chiara degli enti competenti”.
“Non possiamo inoltre ignorare che il protrarsi del “miraggio” del ripristino ferroviario ha già prodotto conseguenze concrete e costose. La scelta di abbandonare il sedime naturale della ex ferrovia per la realizzazione della Ciclovia del Metauro – proprio per non precludere un’ipotesi di riattivazione mai dimostrata come praticabile – ha comportato costi aggiuntivi significativi per la collettività nel tratto che attraversa il territorio del Comune di Fano, espropri complessi, nuove opere urbanistiche e la definizione di un tracciato arzigogolato, discontinuo e in alcuni tratti meno sicuro. Una ciclovia, per definizione, dovrebbe essere lineare, economica, non consumare nuovo suolo e garantire continuità e sicurezza. L’attuale configurazione, frutto di una scelta condizionata dall’ipotesi ferroviaria, ha invece sacrificato semplicità ed efficienza, generando maggiori spese pubbliche e minore qualità dell’infrastruttura”.
“Continuare a tenere in sospeso il futuro del sedime ferroviario, senza una decisione chiara e basata su dati oggettivi, rischia di produrre ulteriori ritardi e ulteriori costi. È tempo di uscire definitivamente dall’ambiguità: le scelte infrastrutturali devono essere fondate su fattibilità reale, sostenibilità economica e interesse pubblico concreto, non su scenari evocativi che, fino a prova contraria, restano privi di basi operative. Il nostro territorio ha bisogno di infrastrutture realizzabili, non di promesse indefinite”.
Stefano Amatori – Segretario di Fano Cresce
Ippolita Bonci Del Bene – Capogruppo di Fano Cresce













