PESARO – La Direzione distrettuale antimafia di Ancona ha avviato un’indagine sul presunto sabotaggio avvenuto alla stazione ferroviaria di Pesaro, aprendo un fascicolo contro ignoti con ipotesi di reato particolarmente pesanti: danneggiamento a seguito di incendio, interruzione di pubblico servizio, attentato alla sicurezza dei trasporti e associazione con finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell’ordine democratico. A coordinare l’inchiesta è la procuratrice Monica Garulli. Come riportato sull’edizione odierna del Corriere Adriatico di Pesaro, il magistrato ha sottolineato che sono in corso verifiche su «eventi particolarmente gravi che hanno non solo una finalità dimostrativa ma che possono mettere a repentaglio la sicurezza degli utenti». Le attività investigative sono affidate a Digos, Polizia Scientifica e Polfer, che operano in stretto collegamento con gli inquirenti di Bologna, impegnati su episodi simili avvenuti in Emilia-Romagna.
Gli investigatori stanno valutando possibili legami con ambienti anarchici e dell’estremismo antagonista, analizzando contatti, comunicazioni e movimenti sospetti. Il Gruppo Ferrovie dello Stato ha parlato apertamente di azioni di sabotaggio. Tra le piste seguite c’è quella di un gesto dimostrativo organizzato e sincronizzato, potenzialmente ispirato a precedenti attacchi contro infrastrutture ferroviarie, con l’intento di rallentare la circolazione sulla direttrice adriatica verso nord. Sul piano tecnico, a Pesaro le analisi effettuate sui residui di fumo avrebbero segnalato la presenza di sostanze riconducibili alla benzina. Un riscontro che si affianca al ritrovamento, sulla linea Bologna-Venezia, di un ordigno incendiario inesploso, ritenuto compatibile con quelli utilizzati negli altri episodi.
Questo elemento potrebbe rivelarsi decisivo per ricostruire la filiera dei materiali impiegati e le modalità operative. Le indagini si concentrano anche sull’ambito digitale. Gli inquirenti stanno esaminando chat e canali di comunicazione, compresi gruppi riservati su piattaforme di messaggistica. Secondo le prime ricostruzioni, i sabotatori avrebbero scelto punti privi di telecamere, individuati dopo sopralluoghi mirati. L’obiettivo degli investigatori è ora chiarire la rete organizzativa e identificare i responsabili di un’azione ritenuta altamente pericolosa per la sicurezza del trasporto ferroviario.













