ITALIA – “Il referendum non interviene sui nodi strutturali del sistema: non risolve il problema della certezza della pena, né quello della durata dei processi. Dietro questa riforma c’è soltanto la volontà di aumentare il potere esecutivo dello Stato ridimensionando quello giudiziario”, così Matteo Ricci, europarlamentare PD, questa mattina a La7, su Coffee break.
“Non è una questione di garantismo contro giustizialismo. Io sono garantista e credo che il mio partito debba esserlo sempre di più. Tuttavia, questo referendum non affronta i problemi reali della giustizia. – dichiara Ricci – La separazione delle carriere, ad esempio, c’è già nei fatti con la riforma Cartabia, sono pochissimi i magistrati che cambiano ruolo da pm a giudice e il tema delle correnti non si risolve con il sorteggio, le istituzioni non sono una tombola e una volta eletto il CSM, le aggregazioni correntizie si ricreano comunque – aggiunge – Non dobbiamo inoltre essere politicamente ingenui. Il governo vuole dare una botta alla magistratura e all’equilibrio dei poteri e In caso di vittoria del Sì proveranno a dare una spallata con probabili elezioni anticipate, con un nuovo Porcellum come legge elettorale che permetta alla Meloni, con un solo voto in più, di avere pieni poteri e diventare Presidente della Repubblica, facendo un presidenzialismo di fatto. – conclude – Faremo una campagna tecnica sui quesiti referendari, ma è evidente che sullo sfondo esiste anche uno scenario politico più ampio che non possiamo ignorare. L’ingenuità in politica può diventare un errore terribile”.













