Polo logistico, Bene Comune a Manocchi: “Basta slogan, servono scelte chiare”

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FANO – “L’intervento della vicesindaca e assessora all’urbanistica Loretta Manocchi sul polo logistico ci ha sorpreso, soprattutto data la promessa di voler «elevare il livello del dibattito»: è stato una produzione in serie di slogan che si teneva ben lontano dall’affrontare le questioni cardine. Perciò ci piacerebbe che la vicesindaca ci rispondesse su questi cinque aspetti:

  1. Quando l’assessora Manocchi asserisce che «il Comune non decide a piacimento sulle proprietà private» sta solo eludendo un dato oggettivo: il divieto di industria insalubre nell’area dell’ex zuccherificio era stato previsto dal Prg Aguzzi. Che poi non sia stato rispettato sotto la giunta Seri, nonostante il Prg fosse in vigore, è una di quelle cose che fa cadere la fiducia dei cittadini che non vedono osservate le regole. Averlo tolto è stata una sanatoria a una violazione pregressa, ripristinarlo un atto di giustizia: non lede i diritti dei proprietari di quell’area che l’avevano acquistata con quei divieti in vigore, ma lede i diritti dei cittadini che si erano fidati di una visione di sviluppo che partiva proprio da quei divieti. Non ripristinare il divieto di industrie insalubri significa perpetrare questo tradimento.
  2. L’assessora Manocchi afferma che Fano vuole «accogliere chi vuole investire» e che «nostro compito è pretendere tutte le garanzie del caso». Innanzitutto va valutato bene se la volontà degli investitori porti benefici o pregiudichi la vivibilità della città. Ci chiediamo come possano i cittadini fidarsi delle garanzie di un’amministrazione che durante la campagna elettorale prometteva che l’area industriale non si sarebbe espansa oltre la superstrada, mentre una volta eletta prevede un’area industriale a Chiaruccia. Lo sviluppo cittadino richiede una città ordinata con una sola zona industriale ben definita.
  3. L’assessora Manocchi dice di voler dare un «impulso concreto al turismo». Ci indichi quante città balneari, senza un porto con grandi volumi commerciali, senza un nodo ferroviario, senza un aeroporto con un traffico significativo, pensano che il loro sviluppo passi da un polo logistico alle porte della città. Ce ne indichi una. Perché se non c’è, forse si dovrebbe fare qualche domanda.
  4. L’assessora Manocchi afferma: «per troppi anni nella nostra città, con un atteggiamento da falso ambientalismo, ci è frenato lo sviluppo». Ci dica dove ha vissuto, perché a Fano di ambientalismo, vero o falso, se n’è visto davvero poco. Non avendo ben compreso le sue intenzioni, ci permettiamo di ricordarle comunque che riflettere sulla decementificazione del suolo e sulle esigenze ambientali nell’immaginare lo sviluppo della città non è falso ambientalismo. I cambiamenti climatici provocati dall’attività antropica saranno l’emergenza di questo secolo: lo dicono il 99,8% degli studi scientifici mondiali degli ultimi 15 anni. Negarlo è scientificamente cosa da terrapiattisti; farlo da amministratori sarebbe irresponsabile: lo sviluppo cittadino non può esimersi da una pianificazione cosciente di ciò.
  5. L’assessora Manocchi dichiara che «non c’è alcun problema di salute». Preoccuparsi dell’incidenza tumorale che viene dall’inquinamento non è nemmeno questo falso ambientalismo. Ci chiediamo come possiamo fidarci di queste rassicurazioni, quando ancora sono tenuti nascosti i dati della centralina di Bellocchi. È uno scandalo enorme che non siano resi pubblici, violando il sacrosanto diritto dei cittadini di sapere quali rischi stanno correndo. Ci sembra invece che si stia giocando d’azzardo sulla pelle delle persone.

Il nostro appello alla giunta è chiaro. Lasci da parte gli slogan e si assuma le responsabilità che vengono dall’ampio credito di fiducia ricevuto alle ultime elezioni: ripristini il divieto di industrie insalubri nell’area dell’ex-zuccherificio e rinunci alla permuta. L’amministrazione è stata eletta per correggere le politiche urbanistiche sbagliate della precedente giunta (come ha fatto sulla strada di Gimarra). Non per commettere gli stessi errori. Prima che militanti in parti politiche differenti siamo cittadini e cittadine della stessa città che condividono spazi e preoccupazioni per noi e per le generazioni future di fronte a una scelta molto imprudente”.

Bene Comune

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