FANO – Si è aperta ufficialmente la fase congressuale del Partito Democratico di Fano. Un passaggio importante che, per il Segretario Luca Mancini, non può ridursi a un rito interno, ma deve diventare un’occasione indispensabile di confronto tra idee e priorità per affrontare con serietà ed efficacia la crisi politica e organizzativa emersa dopo le sconfitte e proiettarsi al 2029.
Nella relazione introduttiva presentata all’ultimo Direttivo, «ho evidenziato – continua Mancini – la necessità di procedere verso un percorso unitario, continuando la strada intrapresa all’Assemblea del maggio 2025 (quella della mia elezione all’unanimità): dal documento politico condiviso, al contributo del gruppo di lavoro per il rilancio, fino alla campagna di ascolto tra gli iscritti». Nel percorso è stata indicata con chiarezza la direzione: più apertura, più radicamento, più credibilità, meno autoreferenzialità, per garantire un profondo rinnovamento, sia nel metodo che nel merito.
«Il mio ragionamento parte da un’analisi del contesto attuale: se da un lato pesano le sconfitte alle amministrative del 2024 e alle regionali del 2025, dall’altro il successo del recente Referendum – con la sua straordinaria partecipazione giovanile – indica una direzione chiara».
«È arrivato il momento di abbandonare le vecchie certezze e le liturgie superate che hanno allontanato i cittadini, concentrandoci su un rinnovamento del partito che passa per una classe dirigente nuova, competente e credibile, che sappia trasformare l’ascolto in scelte coraggiose».
Il nuovo corso, ispirato dai risultati della campagna di ascolto “Il Gusto della Partecipazione” (coinvolti oltre 120 iscritti, cioè il 30% del totale), dovrà puntare su un modello meno autoreferenziale e più operativo:
nuovi metodi e linguaggi: gruppi di progetto con obiettivi definiti, collaborazioni strutturate con il terzo settore e le reti associative e laboratori permanenti per i giovani;
priorità programmatiche: azioni concrete su tre pilastri fondamentali: sanità e fragilità, giovani e famiglie, casa e accessibilità abitativa.
L’obiettivo è chiaro: tornare a essere un partito utile, riconoscibile non solo per ciò che critica, ma per la capacità di costruire una proposta alternativa credibile per Fano.
Nell’intervento presentato al Direttivo, «ho ribadito la necessità di un nuovo approccio nelle relazioni politiche con gli alleati. Il perimetro dell’area progressista resta lo spazio d’azione necessario, ma il PD deve sapere come starci per esercitare un ruolo più autorevole e rendere attrattivo il progetto politico».
L’obiettivo è trasformare un’opposizione oggi frammentata in una proposta di governo credibile per il 2029. Ciò richiede una postura autorevole, non difensiva, e una maggiore capacità di coniugare visione riformista, radicamento sociale e vocazione di governo, guidando il campo progressista attraverso un confronto paziente ma fermo su valori e punti programmatici che uniscono, senza subalternità né protagonismo.
«Il cuore della relazione politica che ho presentato al Direttivo sta nella necessità di convergere su una candidatura unitaria, perché il Congresso deve servire a unire e rilanciare, non a misurare i rapporti di forza interni». Negli ultimi mesi abbiamo avviato un percorso che ha coinvolto dirigenti, iscritti e sensibilità diverse; sarebbe per questo difficile spiegare fuori un congresso giocato su una contrapposizione interna. «A mio avviso, la città capirebbe un PD che prova a rimettersi in cammino. Non capirebbe affatto un PD che, nel momento in cui dovrebbe riaprire porte e finestre, torna a richiudersi nei propri recinti».
Dalla relazione emerge chiaramente che il PD fanese è di fronte a una scelta netta: «fare del Congresso un passaggio utile per ricostruire fiducia, comunità e prospettiva, oppure ripiegarsi ancora una volta in una dinamica tutta interna, che la città non ci perdonerebbe».
«L’unità non è una scelta di comodo, ma la precondizione per la sopravvivenza e il rilancio. Unità nel rinnovare la proposta politica, unità nel metodo partecipativo e, infine, unità nel valorizzare una classe dirigente che sappia tenere insieme competenza e radicamento». Solo così il PD può tornare a essere il punto di riferimento centrale per l’alleanza, per la comunità e per il futuro della città.












