PERGOLA – «Nelle aree interne non chiediamo privilegi né favori. Chiediamo solo di essere trattati come ogni altro cittadino». Così il sindaco di Pergola, Diego Sabatucci, replica alle polemiche della consigliera regionale del M5S Marta Ruggeri sui lavori di ristrutturazione del locale ospedale.
«La domanda è semplice: da che parte sta Ruggeri? Perché, sinceramente, non l’ho compreso. Sta dalla parte di chi difende gli ospedali dell’entroterra oppure, insieme ai suoi alleati del Pd, vuole tornare alla stagione degli smantellamenti che aveva quasi cancellato il nostro presidio sanitario? La nostra comunità ricorda bene cosa accadde: reparti e servizi chiusi, personale cancellato, intere aree dell’ospedale smantellate e sale operatorie lasciate senza nemmeno gli intonaci, con la scusa dei lavori. Non è polemica, ma memoria. E se Ruggeri, anziché farsi selfie davanti al nostro ospedale con Matteo Ricci, avesse avuto il bon ton istituzionale di farmi visita, le avrei raccontato tutto questo. Anche perché sono già venti mesi che sono sindaco, ma non l’ho mai vista a Pergola — se non in campagna elettorale — né mi ha mai chiesto nulla sulla mia città e sul suo ospedale. Sbagliato inoltre mettere in competizione due territori, come ha fatto nel suo comunicato la Ruggeri. Questo territorio ha sempre difeso la città di Fano e il suo diritto ad avere un ospedale. Non ci saremmo mai aspettati dunque un simile trattamento, anche se è chiara la speculazione politica del M5S di far credere che la sopravvivenza di una struttura metta l’altra a rischio. Un film già visto con la giunta Ceriscioli».
«Oggi stiamo invece ricostruendo passo dopo passo, perché chi vive lontano dai grandi centri conosce la fatica di percorrere chilometri per una visita, un esame o un pronto soccorso. Per la prima volta l’entroterra non è più considerato periferia ma territorio da servire. Per questo voglio ringraziare il presidente Acquaroli: una inversione di tendenza, una scelta coraggiosa che sosteniamo nella consapevolezza che non sarà facile e che richiederà tempo. È una scelta di campo: centralizzare tutto oppure garantire il diritto alla cura anche alle comunità delle aree interne. La salute non è una bandiera da sventolare in campagna elettorale per poi affermare il contrario subito dopo: è una responsabilità quotidiana che i sindaci conoscono bene. La coerenza si dimostra dicendo con chiarezza da che parte si sta, anche quando non conviene».











