“Mentre il costo per i lavori di adeguamento dell’Ospedale di Pergola lievita fino a sfiorare i 40 milioni di euro, la Regione Marche continua a non dire parole chiare su chi ci lavorerà dentro e con quali strumenti. Stiamo ristrutturando un contenitore spendendo cifre che aumentano con il passare degli anni, per poi lasciarlo vuoto di contenuti? È il timore fondato che mi ha spinto a depositare una nuova interrogazione”. Così Marta Ruggeri, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale, accende i riflettori sul futuro del presidio ospedaliero dell’alta Valle del Cesano. Al centro dell’atto ispettivo c’è il decreto dirigenziale n. 345 del novembre 2025, che ha certificato un ulteriore aumento dei costi per l’intervento, portando il totale a 39.816.848,78 euro.
“Parliamo di una pioggia di milioni, per oltre l’80% provenienti da fondi europei o integrativi del PNRR, che dovrebbero rappresentare un’occasione irripetibile per il rilancio della sanità delle aree interne”, incalza Ruggeri. “Tuttavia emerge un quadro preoccupante: le risorse risultano destinate quasi esclusivamente a edilizia e impianti. Non c’è la stessa chiarezza sugli investimenti per ciò che rende un ospedale davvero operativo: tecnologie sanitarie moderne e, soprattutto, personale”. “Per finanziare e sostenere questa operazione — sottolinea Ruggeri — si sta di fatto depotenziando l’ospedale di Fano, che serve due vallate e un bacino di oltre 136mila abitanti. Una struttura fondamentale per la costa e l’entroterra viene progressivamente impoverita di servizi e prospettive. È legittimo chiedersi se queste scelte rispondano a una visione complessiva e coerente della rete sanitaria regionale o se nascano da una vena narcisistica di chi rappresenta quel territorio all’interno alla Giunta regionale?”
“Ho chiesto alla Giunta Acquaroli chiarimenti puntuali sull’aumento dei costi e, soprattutto, sul piano assunzioni quanto personale è programmato per Pergola”, conclude la consigliera. “Senza personale e tecnologie adeguate, il rischio è quello di avere una struttura nuova ma poco funzionale. L’investimento edilizio deve procedere insieme a quello clinico: i cittadini si curano con medici e strumenti adeguati, non solo con il cemento”.













