FANO -Un’interrogazione per riportare l’attenzione su una vicenda che affonda le radici nella Seconda guerra mondiale e che, secondo documenti storici e inchieste giornalistiche, potrebbe avere ancora oggi ricadute sulla salute pubblica e sull’ambiente marino. A presentarla è il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio comunale a Fano, Francesco Panaroni, che chiede al sindaco e alla giunta di attivarsi presso i ministeri competenti per fare piena luce sulla possibile presenza di ordigni chimici inabissati davanti alla costa pesarese.
L’atto prende le mosse dal libro Veleni di Stato del giornalista Gianluca Di Feo, pubblicato nel 2009, che ricostruisce la dispersione di armi chimiche italiane durante la ritirata tedesca alla fine della guerra. Secondo quanto riportato, nel luglio del 1944 sarebbero state gettate in mare, davanti alla costa di Pesaro, circa 4.300 bombe all’iprite di grandi dimensioni, per un totale di oltre 1.300 tonnellate di agente chimico, oltre a 84 tonnellate di arsenico. L’operazione si sarebbe conclusa il 10 agosto 1944.
Dopo l’uscita del volume, nel 2010 nacque un coordinamento nazionale per la bonifica delle armi chimiche, con il coinvolgimento di cittadini e associazioni ambientaliste. Nel 2014 fu presentato anche un esposto al Tribunale di Pesaro, corredato da indicazioni sull’area dell’inabissamento, a circa tre miglia dal porto, senza però arrivare a sviluppi concreti.
Il tema torna d’attualità
Negli ultimi mesi l’argomento è tornato al centro dell’attenzione grazie al lavoro del giornalista d’inchiesta Gianni Lannes e a due incontri pubblici promossi da ANPI Pesaro Urbino e Legambiente, in occasione della presentazione del docufilm Il Mare invisibile.
I rischi evidenziati
Nell’interrogazione si ricorda come l’iprite sia una sostanza altamente tossica e vescicante, pericolosa per l’uomo e per l’ecosistema marino, mentre l’arsenico può accumularsi in pesci e molluschi, con possibili conseguenze per la catena alimentare. La presenza di ordigni deteriorati sui fondali potrebbe rappresentare un rischio per pescatori, bagnanti e per la qualità delle acque.
La richiesta al Comune
Panaroni chiede quindi se il Comune di Fano intenda farsi promotore, presso i ministeri competenti, di un’indagine ufficiale che accerti l’effettiva presenza e l’esatta ubicazione degli ordigni, valuti i rischi ambientali e sanitari e, se necessario, porti alla loro rimozione definitiva. Un tema che, sottolinea il consigliere, merita di essere approfondito per arrivare a una soluzione chiara e definitiva.











