FANO – Il Teatro della Fortuna continua il proprio percorso di crescita e definizione identitaria, rafforzando il suo ruolo non solo come luogo di spettacolo, ma come soggetto attivo nella produzione culturale. Dopo la nascita dell’Accademia Teatrale – che, dopo La notte prima delle foreste, porterà in scena a maggio una produzione interamente firmata Teatro della Fortuna – e dopo il lancio di GLOW, il nuovo contenitore dedicato alla concertistica, è ora il momento della lirica.
In questo contesto si inserisce un passaggio significativo: il Coro di voci bianche Incanto entra ufficialmente nella grande famiglia del Teatro della Fortuna, assumendo la nuova denominazione di Coro delle Voci Bianche del Teatro della Fortuna di Fano – Incanto.
Un riconoscimento che arriva al termine di un percorso costruito negli anni, fatto di collaborazione costante tra il Teatro e la Fondazione Rete Lirica delle Marche.
In questi anni, il Coro di Voci Bianche si è distinto per la partecipazione a numerose produzioni liriche e concertistiche, calcando il palcoscenico del Teatro della Fortuna accanto ad artisti, orchestre e professionisti di rilievo. Parallelamente, ha preso parte a rassegne e concorsi dedicati alla coralità giovanile, ottenendo riconoscimenti e apprezzamenti per qualità, preparazione e sensibilità interpretativa.
Un percorso arricchito anche da esperienze fuori città, che hanno contribuito alla crescita artistica e umana dei giovani coristi, protagonisti di un progetto fondato su studio, disciplina e condivisione.
“La realtà del Coro delle Voci Bianche si unisce a quelle stabili già presenti da tempo: l’Orchestra Sinfonica G. Rossini e il Coro del Teatro della Fortuna”, spiega il Presidente Stefano Mirisola. “Dentro una Fondazione teatrale, queste compagini non sono semplicemente “attività”: sono struttura. Sono ciò che tiene in equilibrio tutto il sistema. Perché un teatro può anche limitarsi a ospitare spettacoli: arrivano, vanno, lasciano tracce belle ma temporanee. È un movimento continuo, ma fragile. Invece, quando dentro ci sono realtà stabili, il teatro cambia natura: non è più solo un punto di passaggio, diventa un luogo di produzione, crescita, identità”.
Una strategia che guarda al futuro e che, attraverso la valorizzazione delle risorse del territorio e la creazione di nuovi progetti, pone le basi per una programmazione stabile, identitaria e duratura.












