FANO – “Dopo l’armistizio del 1943 e fino agli anni immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale, al nostro confine orientale si è consumata una immane tragedia, che ha visto il massacro di circa 12.000 connazionali e la fuga di altri 300/350.000 Giuliano/Dalmati, che, per restare vivi e rimanere italiani, hanno dovuto abbandonare le loro case e spesso tutti i loro averi e fuggire in Italia”.
“In Italia l’accoglienza è stata particolarmente ostile da parte di tutta la sinistra: sono stati trattati da criminali fascisti, o quanto meno da delinquenti che fuggivano da un paradiso comunista….. e comunque anche lo Stato Italiano, (che oggettivamente veniva da una guerra persa e da una situazione di povertà diffusa), è riuscito soltanto a disperderli in campi profughi sparsi in tutta Italia, in condizioni spesso al limite della sopravvivenza”.
“Alle tante sofferenze patite in Venezia Giulia e poi in Italia per la miseria e l’ostilità di molti, si è aggiunta la damnatio memoriae: la sinistra voleva far dimenticare il sostegno dato in Venezia Giulia ai partigiani comunisti assassini di Tito, mentre la DC e gli altri partiti di governo volevano obbedire agli ordini americani di riservare un trattamento “amichevole” a Tito, dopo che questi nel 1948 aveva litigato con Stalin e tutto il blocco sovietico: quindi non si doveva parlare delle foibe e dei profughi Giuliano Dalmati; silenzio perfino nei libri di storia a scuola!.
“Solo nel 2004, per iniziativa di un nutrito gruppo di parlamentari essenzialmente di Alleanza Nazionale e Forza Italia è stato istituito Il Giorno del Ricordo, proprio per cancellare quel vuoto di memoria volutamente costruito”.
“Nel frattempo gli studi storici e le ricerche sul terreno, dopo la morte di Tito e la fine della Jugoslavia e della sua dittatura comunista, ci permettono oggi di conoscere meglio quanto successo in quel paese negli anni interno al 1945: ormai si parla di circa 200/250.000 morti sparsi in migliaia di fosse comuni, perché i partigiani comunisti di Tito hanno eliminato i nemici di classe (chi aveva quattro soldi, o una ditta )e tutti gli avversari politici, tra cui le altre formazioni partigiane, che fossero state alleate dell’Asse o meno: gli Ustascia in Croazia, i Cetnici, che erano monarchici, in Serbia, i Domobranci in Slovenia. Per non parlare dei reparti tedeschi arresisi agli alleati e poi consegnati ai partigiani di Tito, che li hanno fucilati in massa”.
“Ci sembra giusto quindi per Il Giorno del Ricordo di quest’anno presentare il libro Storia di Zora, che racconta le vicende di una famiglia croata, politicamente moderata, della quale due figlie sposarono due ufficiali italiani e che dovettero fuggire poi in Italia per sopravvivere, (un loro fratello venne infoibato); l’autore, il Dott. Gualtiero Carini, commercialista di Ancona è il nipote di questa Zora e racconta la storia della sua famiglia, partendo dal diario scritto dalla nonna”.
EX CONCORDIA FELICITAS













