Corinaldo, l’appello delle famiglie alla premier Giorgia Meloni: «Noi come Crans-Montana, non dimenticateci»

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CORINALDO – «Nessuno più di noi può capire il dolore profondo di perdere un figlio, una compagna o una madre in un locale che doveva essere sicuro, durante una serata che doveva essere di divertimento». Inizia così la lettera aperta inviata alla presidente del consiglio dei ministri Giorgia Meloni dalle famiglie delle sei vittime (cinque giovani tra 14 e 16 anni e una 39enne madre di quattro figli) della strage di Corinaldo, avvenuta l’8 dicembre 2018.

Il testo nasce dal recente impegno del governo preso per sostenere le famiglie italiane colpite dalla tragedia di Crans-Montana, in Svizzera. I parenti delle vittime marchigiane, pur apprezzando la vicinanza della premier verso i nuovi lutti, denunciano un profondo senso di abbandono istituzionale protrattosi per anni.

La ricostruzione che le famiglie delle vittime di Corinaldo fanno è preoccupante: ci sono similitudini tra il 2018 e quanto avvenuto il 1° gennaio 2026. «Anche a Corinaldo troppe persone non hanno fatto il proprio lavoro», scrivono i familiari, ricordando che la Lanterna Azzurra non aveva l’agibilità ed era ufficialmente accatastata come magazzino agricolo.

A pochi mesi dal giudizio d’appello sulla sicurezza del locale, le famiglie chiedono che lo Stato passi dalle parole ai fatti: «Chiediamo un sostegno da parte dello Stato anche per le nostre famiglie. Noi aspetteremo fiduciosi che la giustizia faccia il suo corso, ma chiediamo di non essere lasciati soli. La sicurezza dei locali è una battaglia di tutti».

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