FANO – “Il sostanziale isolamento rispetto alla rete ferroviaria nazionale è stato uno dei tanti fattori che nel 2011 hanno consentito a RFI di ottenere da vari ministeri la chiusura definitiva della Fano Urbino. Se la connessione fosse stata necessaria, ci avrebbe pensato la stessa RFI che invece ha abbandonato la linea da quasi 40 anni”.
“É stata decisiva anche la mancata connessione con i centri collinari; i loro residenti, per raggiungere, per esempio, Urbino, dovevano scendere a fondovalle con altri mezzi, prendere il treno dopo una certa attesa, sbarcare alla stazione e con un secondo mezzo (o a piedi, come talora dovevano fare gli studenti universitari) raggiungere il centro della città distante circa 3 km. Per arrivare a destinazione si faceva prima e meglio con un bus diretto o l’auto privata”.
“Invece, è proprio la connessione alle reti nazionali e internazionali uno dei punti di forza della ciclovia realizzabile lungo il tracciato dell’ex ferrovia che, soprattutto per mancanza di sicurezza, non può ospitare treni, compresi quelli di una metropolitana definita “leggera”; si tratta comunque di treni, magari moderni ed efficienti, ma pur sempre “pesanti”, che non possono passare in mezzo alle case né arrampicarsi in cima alle colline”.
“Secondo la l.n. 2/2018, può essere definito “ciclovia” un percorso sicuro, a doppio senso ciclabile e agevole per tutti, caratteristiche queste esistenti solo lungo l’ex ferrovia; partendo dalla ciclovia di fondovalle, ci si può connettere in bicicletta, ora sempre più elettrica, con borghi, aziende, B&B, ecc. sparsi nel territorio”.
“Una ciclovia tra Fano e Grosseto è già prevista da “BicItalia”, il progetto nazionale elaborato dalla Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta (FIAB); è una diramazione della Ciclovia Adriatica che sta connettendo l’Italia dal Veneto alla Puglia. E’ di supporto anche la lungimirante legge regionale 38/2012 che ha disegnato ciclovie “a pettine” lungo i principali corsi d’acqua marchigiani”.
“Ancora più importante è la connessione internazionale ad “Eurovelo”, la rete europea dei grandi itinerari cicloturistici, in particolare lungo l’asse Italia, Austria e Germania passando sempre lungo l’Adriatico. É noto il giro d’affari multimiliardario mosso da questo nuovo tipo di turismo che interessa milioni di persone con notevoli capacità di spesa, che apprezzano proprio quello che le Marche possono offrire; molti di questi potenziali ospiti ora si fermano nel nord Italia; proseguendo verso sud devono trovare anche una ciclovia fatta a regola d’arte che porti verso Urbino, realizzabile solo lungo i binari dell’ex ferrovia. Qualcuno può pensare che utilizzerebbero la strampalata e pericolosa pista di recente avviata a Fano che, se portata avanti, danneggerebbe il cicloturismo in tutta la valle del Metauro?”.
“Nell’immagine, la SS 16 che ha separato definitivamente la Fano Urbino dalla Ferrovia Adriatica; da questo stesso punto, procedendo lungo i binari abbandonati, può partire una ciclovia turistica in grado di connettere in sicurezza costa ed entroterra”.
Comitato Ciclovia del Metauro













