Blocco auto a Fano, Associazione Airone attacca: “Misure inutili e vessatorie. Servono controlli su industrie, metalli pesanti ed elettrosmog”

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FANO – «Bloccare le auto dei cittadini è una misura ingiusta, inutile e profondamente vessatoria, che colpisce soprattutto chi non ha la possibilità economica di acquistare un’auto nuova». È netta la posizione di Davide Ditommaso, presidente dell’Associazione Airone, che interviene sul provvedimento adottato dal Comune di Fano per limitare la circolazione dei veicoli meno recenti a seguito dello sforamento dei limiti di PM10.

Secondo l’associazione, il provvedimento rischia di penalizzare le fasce più deboli della popolazione senza affrontare le reali cause dell’inquinamento atmosferico.

«Ancora una volta – afferma Ditommaso – si scarica la responsabilità sui cittadini comuni, su lavoratori e pensionati che utilizzano l’auto per necessità. Si tratta di un accanimento sociale che crea cittadini di serie A e cittadini di serie B, senza la certezza che questo tipo di misura produca benefici concreti sulla qualità dell’aria».
Bocciata integralmente anche la stretta sul riscaldamento a biomassa «Le restrizioni introdotte dal Comune di Fano sull’uso di camini e stufe a legna e pellet appaiono in evidente contraddizione con le politiche energetiche nazionali. Lo Stato, attraverso il Conto Termico gestito dal GSE, incentiva infatti questi impianti con contributi a fondo perduto fino al 65%, riconoscendoli come fonti rinnovabili e strumenti di efficienza energetica. Ne deriva un paradosso normativo: da un lato si promuove e si finanzia la biomassa, dall’altro se ne limita l’utilizzo a livello locale. Il riscaldamento a legna rappresenta inoltre una risorsa strategica per il risparmio delle famiglie e per l’indipendenza energetica, riducendo la dipendenza da gas e combustibili fossili. Penalizzare indiscriminatamente questi sistemi rischia di colpire cittadini virtuosi che hanno investito in tecnologie moderne e sostenibili. Sarebbe più coerente favorire la sostituzione degli impianti obsoleti, anziché introdurre divieti generalizzati che contrastano con gli indirizzi nazionali».

L’Associazione Airone sottolinea inoltre come provvedimenti analoghi adottati in altre città non abbiano risolto in modo strutturale il problema delle polveri sottili. «Durante i lockdown – prosegue Ditommaso – il traffico era drasticamente ridotto, eppure i livelli di PM10 non sono diminuiti in modo proporzionale. Questo dimostra che esistono altre fonti di inquinamento che devono essere considerate con la massima attenzione».

Nel mirino dell’associazione finiscono in particolare le emissioni industriali. «Nella prima periferia di Fano – evidenzia Ditommaso – sono presenti attività industriali legate anche alla lavorazione dell’alluminio. Per questo chiediamo con chiarezza: le emissioni di metalli pesanti vengono monitorate in modo costante? Esistono dati aggiornati sulla presenza di metalli nelle polveri sottili? E soprattutto, questi dati sono pubblici e accessibili ai cittadini?».

Airone solleva anche interrogativi legati alla salute pubblica. «Sempre più famiglie nel nostro territorio si trovano ad affrontare patologie neurodegenerative come l’Alzheimer. È quindi fondamentale garantire il massimo livello di monitoraggio ambientale e la piena trasparenza sui dati relativi alla qualità dell’aria», afferma il presidente.
«A Pesaro si registrano 782 casi di Alzheimer su 137.575 abitanti, pari allo 0,6% della popolazione, mentre a Fano i casi sono 1.200 su 59.904 abitanti, una incidenza 3 volte superiore che impone uno studio approfondito sulle cause, accertato che l’alluminio è strettamente associato alla patologia del morbo di Alzheimer familiare, secondo studi pubblicati sul Journal of Alzheimer’s Disease Reports».

L’associazione chiede inoltre chiarimenti su un altro fronte spesso poco discusso: l’inquinamento elettromagnetico. «Il Comune monitora i livelli di elettrosmog presenti sul territorio? Esistono rilevazioni aggiornate? E questi dati sono consultabili pubblicamente? I cittadini hanno il diritto di conoscere tutte le possibili fonti di inquinamento ambientale».

In conclusione, l’Associazione Airone chiede un cambio di approccio da parte dell’amministrazione comunale. «Bloccare le auto più datate e spegnere i camini a legna è una misura semplice, ma non necessariamente efficace. Se l’obiettivo è davvero la tutela della salute pubblica, servono trasparenza, controlli rigorosi su tutte le fonti di emissione e la pubblicazione chiara e accessibile dei dati ambientali.
I cittadini di Fano meritano risposte serie, non provvedimenti ideologici punitivi».

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