“Un recente articolo sull’economia marchigiana offre lo spunto, anche in considerazione della fine dell’anno, per riflettere sullo stato dell’Unione dei Comuni Pian del Bruscolo, a partire da quanto emerso nel Consiglio dell’Unione del 29 dicembre dedicato all’approvazione del bilancio di previsione” – afferma Andrea Torcoletti, capogruppo della lista civica VallefogliaCambia. “L’articolo propone un’analisi utile e approfondita: non parla di crisi improvvise, ma di un lento arretramento dovuto alla difficoltà di fare sistema, alla frammentazione e alla debolezza della programmazione nel medio periodo. Spunti che non riguardano soltanto l’economia, ma che chiamano in causa anche le istituzioni e le scelte politiche. È proprio partendo da queste riflessioni che appare corretto interrogarsi sul ruolo e sul funzionamento dell’Unione Pian del Bruscolo. Se le Unioni nascono per superare la frammentazione, è legittimo chiedersi se l’attuale assetto dell’ente stia davvero andando in questa direzione. Dal DUP e dal bilancio di previsione, discussi in Consiglio, emergono infatti criticità evidenti. Il Piano Triennale delle Opere Pubbliche 2026–2028 risulta pari a zero e, fatto ancora più grave, non è stato nemmeno presentato. I crediti dell’Unione verso i Comuni associati ammontano a circa 5 milioni di euro, una cifra rilevantissima che incide pesantemente sulla solidità reale del bilancio. Una problematica già sollevata in sede di approvazione del rendiconto 2024, senza che a oggi sia stata fornita una risposta risolutiva.
Il bilancio appare formalmente in equilibrio, ma sostanzialmente fragile, perché privo di investimenti e fondato su entrate la cui effettiva esigibilità resta problematica. Gli equilibri di parte corrente sono garantiti da un margine minimo, pari a poche migliaia di euro, che non offre alcuna reale capacità di assorbire imprevisti o tensioni finanziarie. Inoltre, l’Unione continua a reggersi nei fatti soprattutto sul contributo di Vallefoglia e Tavullia, mentre altri Comuni condividono sempre meno funzioni e responsabilità. In questo contesto emerge con chiarezza la crisi del modello “Unione”. Oggi l’ente appare sempre più come un semplice raggruppamento per ragioni politiche, piuttosto che uno strumento reale di integrazione amministrativa e di miglioramento dei servizi. Particolarmente significativo è il fatto che Pesaro abbia ritirato già dall’inizio del 2025 la partecipazione a funzioni fondamentali, come la Polizia Municipale e i servizi informatici. Quando un Comune di queste dimensioni esce dalle funzioni strategiche ma resta nell’Unione sul piano politico-istituzionale, è inevitabile chiedersi quale sia oggi il valore aggiunto reale dell’ente.
La questione assume un peso ancora maggiore se si considera che Pesaro esprime 15 consiglieri su 38 e indirizza quindi in modo determinante le scelte politiche di un’Unione nella quale, nei fatti, non crede più, avendo deliberato una vera e propria ritirata dalle funzioni principali. Questo squilibrio tra peso politico e partecipazione reale ai servizi condivisi rappresenta una delle principali distorsioni dell’attuale modello di Unione e rende non più rinviabile una riflessione seria sul suo assetto istituzionale. In tale quadro, l’acquisto dei terreni dalla Provincia appare una scelta politica e amministrativa sbagliata. Con un bilancio debole, milioni di euro di crediti non riscossi, l’assenza totale di programmazione delle opere pubbliche e margini di equilibrio ridottissimi, destinare risorse a questa operazione significa gestire male la finanza pubblica, nel tentativo di recuperare errori e mancanze politiche e amministrative del passato, invece di affrontarle con chiarezza e responsabilità. Su questo tema torneremo con un approfondimento puntuale,” – annuncia Torcoletti – “perché riguarda direttamente il modello di sviluppo e il futuro stesso dell’Unione”. E conclude – “Il bilancio non è un atto tecnico: è la traduzione concreta di un progetto politico. Se l’Unione dei Comuni Pian del Bruscolo non viene ripensata nei Comuni che ne fanno parte, nelle funzioni realmente condivise e nelle modalità politiche e istituzionali, continuerà a essere un “raggruppamento sparso per interessi politici”, senza produrre nei fatti benefici reali per i cittadini. E se, come spesso viene raccontato, lo scopo dell’Unione fosse principalmente quello di “intercettare finanziamenti al di fuori del bilancio” – per citare le parole del Presidente Ucchielli, sottolinea il capogruppo della lista civica – allora è arrivato il momento di dirlo con chiarezza: quel modello non funziona più. Serve pensare a un modello diverso, più efficiente, più trasparente e soprattutto meno costoso, capace di giustificare con i fatti, e non con i proclami, l’esistenza stessa dell’Unione”.
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