Basilica di Vitruvio, appello dei residenti: “Tutela senza cancellare la piazza”

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FANO – “La Basilica di Vitruvio come occasione unica per un nuovo modo di operare Nel cuore del centro storico, dove la vita contemporanea si intreccia con secoli di storia, ogni  intervento dovrebbe avvenire con la consapevolezza di “entrare in punta di piedi nella casa altrui”.  L’archeologia, soprattutto quando opera in contesti urbani vivi, non può considerare il presente come  un ostacolo da rimuovere, ma come un interlocutore necessario.  

L’idea che si possa “abbattere ora per ripiantare dopo” rappresenta una logica pericolosa: la stessa che,  nella storia, ha giustificato usurpazioni, cancellazioni, colonizzazioni. La città non è un terreno neutro.  È un organismo complesso, fatto di persone, architetture, alberi, relazioni. 

La distanza dei protocolli attuali 

I protocolli applicati dalla Sovrintendenza, così come formulati, rischiano di creare una distanza  significativa tra tutela del passato e cura del presente. Una distanza che non rispecchia la realtà viva  della città né le esigenze dei suoi cittadini. 

La Basilica di Vitruvio: un’occasione irripetibile 

Il rinvenimento della Basilica di Vitruvio rappresenta un’opportunità straordinaria per mostrare al  mondo un modello diverso di intervento: un modello in cui memoria, storia, tradizione, cultura e  contemporaneità si incontrano nel rispetto reciproco. Un’occasione per raccontare una grande storia  senza cancellare quella già in atto

Una piazza viva, non un vuoto archeologico 

La Basilica non emerge in un campo isolato, ma in una piazza caratterizzata da un impianto di tigli che  la rende una delle rarissime piazze vegetali coperte in Italia. Un patrimonio vivente che dovrebbe  essere considerato parte integrante del processo di tutela.  

I resti archeologici, pur significativi, risultano minimi e perfettamente ricollocabili in forma virtuale nel  tessuto urbano. Per questo, il valore dell’impianto arboreo non può essere escluso dal modus operandi  degli scavi.  

La presenza dell’impianto dei tigli non è un’aggiunta recente, ma un elemento strutturale del paesaggio  urbano, con valore storico, climatico e percettivo. 

L’attuale altezza dei tigli, che con le loro chiome in estate creano una vera e propria piazza coperta,  definisce di fatto l’ingombro volumetrico della Basilica vitruviana. Ciò significa che gli stessi elementi  vegetali — le alberature — restituiscono oggi un’immagine di spazio coperto di circa 15 metri di  altezza.  

Questa coincidenza volumetrica potrebbe diventare un elemento di grande valore: è possibile 

Il Comitato Residenti Centro Storico Fano è un’organizzazione non a scopo di lucro e non ha fini economici e completamente apolitico. Tutela i diritti dei  residenti ai fini della convivenza e dell’espressione della comunità del Centro Storico, nel rispetto della legalità e della qualità urbana. Lo scopo è  diffondere i valori della cultura dell’abitare e di come questa interagisca con la particolare area denominata “centro storico”, inteso sia come area  urbana connotata da identità storica da intendersi limitata dentro il perimetro delle mura, sia come raggruppamento di attività eterogenee di carattere  commerciale, amministrativo, direzionale, universitario, scolastico, residenziale e di relazione tra pubblico e privato.  

Organigramma Comitato Residenti Centro Storico Fano: Presidente – Segretaria- Tesoriere – Direttivo – Soci residenti – Soci sostenitori 

Comitato Residenti Centro Storico Fano P.zza A. Costa 20 Fano c.f. 90055080411  e mail:comitato.residenticentrofano@gmail.com  

immaginare una trascrizione contemporanea della Basilica attraverso le alberature esistenti? Nel  periodo dei sondaggi archeologici, il contributo percettivo e simbolico offerto dai filari di tigli  potrebbe essere riconosciuto come parte integrante del racconto e della valorizzazione del sito. Lo svelamento non può essere un taglio 

L’archeologia è un gesto di cura, di delicatezza, di rivelazione. Non può prevedere il sacrificio di ciò  che vive oggi.  

Sorge spontanea una domanda che interpella tutti: Cosa direbbe Vitruvio? È coerente coprire i reperti  con teli per eliminare i tigli viventi? E con lo stesso criterio, dopo gli alberi, dovrebbero essere  abbattuti anche gli edifici? Si decide di eliminare la storia presente per un antico passato? Siamo  davvero certi di conoscere il pensiero di Vitruvio al di là dei principi di solidità, funzione ed estetica?  Un appello 

Chiediamo che il lavoro archeologico sui resti della Basilica di Vitruvio diventi un esempio di  intervento capace di rispettare il passato senza negare il presente, e di educare attraverso il proprio  stesso metodo.  

Un’occasione per dimostrare che la cura è possibile. Che la città può essere ascoltata. Che la storia può  emergere senza cancellare la vita.  

Che la visione — già oggi possibile — di un parco archeologico innestato sull’esistente possa  diventare la formula vincente per raccontare e rendere visibile questa parte antichissima e preziosa  della città di Fano, dove da oltre duemila anni convivono, a differenti livelli stratigrafici e storiografici,  tracce e memorie indelebili”.  

Comitato Residenti Centro Storico

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