Scoperti i mandanti e gli esecutori dell’incendio del ristorante Pesce Azzurro di Fano – VIDEO

Scoperti i mandanti e gli esecutori dell’incendio del ristorante Pesce Azzurro di Fano – VIDEO

FANO –  Ristoratori ‘rivali’, fra cui la moglie di un’imprenditore fanese, e pregiudicati pugliesi ingaggiati come piromani: sarebbe questo il retroterra dell’incendio che il 15 giugno 2010 ha distrutto il ritorante ‘Pesce azzurro’ gestito a Fano dalla Comarpesca, provocando  danni per 500 mila euro. A distanza di 4 anni, i carabinieri hanno denunciato sette persone fra mandanti ed esecutori  materiali, dopo che l’inchiesta, trasmessa nel 2011 alla Dda di Bari, è tornata nella titolarità della procura di Pesaro. Il ristorante self-service ‘Pesce azzurro’, un locale tipico  della marineria fanese, specializzato in piatte a base di pesce.

fresco, e noto per i prezzi calmierati, avrebbe dato fastidio ad una coppia di coniugi pugliesi che gestiva un locale vicino. I   due si sarebbero rivolti a due pluripregiudicati pugliesi perché individuassero i possibili incendiari, mentre a finanziare l’operazione sarebbe stato un imprenditore di Fano la cui moglie è socia del ristorante della coppia. I due pregiudicati  incaricati del blitz, raggiunta Fano in treno dalla Puglia,
hanno dato fuoco al ‘Pesce azzurro’ ripartendo subito dopo via Rimini. Le telecamere di sorveglianza del self-service avevano ripreso due persone mentre scavalcavano la recinzione per entrare nell’area e poi uscivano ai primi bagliori di fuoco. Accanto al muro di recinzione era stata trovata una tanica di benzina.

I FATTI – Alle ore 00,55 del 15.06.2010, in Fano (PU), un incendio di vaste proporzioni e di difficile spegnimento provocava la completa distruzione di tutta la struttura, pari a circa 1.600 metri quadri di superficie, sede del ristorante all’insegna “PESCE AZZURRO”, causando danni alla Coomarpesca per almeno 500.000 euro. A questi poi devono essere aggiunti i mancati guadagni e in considerazione che il self service viaggia a circa 1.000 pasti al giorno (10 euro il costo del pasto) i conti sono presto fatti. Per questo motivo la Coomarpesca cercava di riaprire, anche se in maniera provvisoria, da li ad una una ventina di giorni.

L’episodio aveva destato clamore e allarme tra la popolazione, non solo a Fano, essendo il Pesce Azzurro un tipico locale della marineria fanese, frequentatissimo sia dalla popolazione indigena che dai numerosissimi forestieri di passaggio per turismo o lavoro. Erano sotto gli occhi di tutti, infatti, le lunghe file di persone all’ingresso negli orari di apertura, attirate dalla sua caratteristica di servire specialità di pesce fresco, pescato nel mare locale dalla marineria fanese e offerto a buon mercato.

Sin da subito, dalla pronta azione sul posto di personale del Nucleo Operativo della Compagnia CC di Fano e di quelli del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Pesaro e Urbino, era compreso come l’incendio fosse di origine dolosa. Le telecamere installate a protezione della proprietà, i cui filmati venivano sottoposti a sequestro avevano infatti immortalato due figure scavalcare la recinzione per entrare nell’area. Pochi minuti dopo si era osservato il bagliore dell’incendio e, quasi contemporaneamente, le stesse due figure saltare velocemente la recinzione e allontanarsi per la stessa via dalla quale si erano introdotte.
Peraltro, in quello stesso punto, a ridosso del muro di recinzione ed all’esterno dello stesso, veniva trovata una tanica di plastica da 5 litri, contenente circa 4 litri di benzina verde, anch’essa sottoposta a sequestro.
Era noto agli inquirenti come alcuni ristoranti gravitanti nella zona della Sassonia di Fano non navigassero in buone acque, essendo sempre scarsamente frequentati, a fronte dell’elevatissimo numero di persone richiamate dalla concorrenza, costituita dal limitrofo locale “PESCE AZZURRO”.

Atteso che tale stato dei fatti poteva costituire senza dubbio un solido movente posto alla base di quanto verificatosi, e che la distruzione del locale sarebbe stata certamente risolutiva per le sorti commerciali della concorrenza, in considerazione che le vicende relative alla tanica di carburante, come detto rinvenuta nei pressi del punto di accesso dei probabili autori dell’azione delittuosa, costituiva un forte collegamento con un personaggio di origini pugliesi, da tempo residente a Fano e altri personaggi collegati all’entourage di quest’ultimo, nell’immediatezza si avviavano, con carattere d’urgenza, una serie di attività infoinvestigative coordinate dalla Locale Procura della Repubblica riferibili alle persone sottoposte ad indagini.

Le successive complesse e articolate indagini permettevano di appurare che i responsabili di tale barbaro gesto risultavano facenti parte di un sodalizio criminoso incardinato in Puglia. Motivo per cui, nel mese di febbraio 2011, la locale Procura della Repubblica trasmetteva gli atti per competenza alla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e, poiché del fascicolo trasmesso a Bari facevano parte anche gli atti e le risultanze investigative pertinenti l’incendio del noto locale ristorante “PESCE AZZURRO”, la direzione dell’attività veniva assunta dalla suddetta Autorità Giudiziaria.

Nel successivo mese di maggio 2012, a seguito dello stralcio della posizione riguardante l’incendio del ristorante PESCE AZZURRO, gli atti pertinenti a quell’episodio venivano restituiti all’Autorità Giudiziaria di Pesaro che iscriveva il nuovo procedimento penale, delegando i Carabinieri della Compagnia di Fano e quelli del Nucleo Investigativo di Pesaro per l’esecuzione di un supplemento d’indagine.

Le indagini hanno consentito di raccogliere inconfutabili indizi di colpevolezza, concordanti nel far ritenere i soggetti, nei rispettivi ruoli, responsabili dell’incendio che ha distrutto il ristorante all’insegna PESCE AZZURRO, facendo emergere che:

 una coppia di coniugi, di origini pugliesi, da tempo residenti a Fano hanno ideato il proposito criminoso, mossi dalla volontà di eliminare la concorrenza che danneggiava il ristorante da loro gestito. A tale proposito si rivolgevano a un malavitoso gravitante a Barletta, affinché li supportasse nell’intento, individuando soggetti capaci di eseguirlo materialmente. Per entrambi, si è accertata la pericolosità sociale degli stessi desunta dalle risultanze investigative e rafforzata dalle univoche indicazioni fornite dalle persone informate sui fatti, che nell’ambiente avevano gravitato in quel particolare momento storico;

 un imprenditore fanese, concorrente nel reato, lo ha finanziato, mosso dalla medesima volontà di eliminare la concorrenza che danneggiava il ristorante in questione, anche per evitare che il fallimento dell’azienda, della quale era socia la moglie dell’imprenditore, potesse recar loro pregiudizio;

 due pluripregiudicati pugliesi si sono adoperati per ingaggiare gli autori materiali dell’incendio, individuati nel territorio di loro influenza, supportandoli, mantenendo contatti con loro per tutta la durata della trasferta finalizzata ad eseguire l’azione delittuosa;

 due pluripregiudicati che hanno eseguito materialmente l’azione, all’uopo raggiungendo Fano in treno nelle prime ore della mattina del giorno precedente l’incendio, permanendo a Fano per l’intera giornata e ripartendo, con l’intendo di eludere qualsivoglia controllo utilizzando come mezzo di spostamento il treno dalla stazione ferroviaria di Rimini, due ore dopo l’incendio. Località quest’ultima raggiunta in macchina per il tramite dei mandanti.

L’azione, che ha provocato un ingentissimo danno economico alle vittime, e grave pericolo causato dalla vastità dell’incendio prodotto, che ha distrutto un’area di notevoli dimensioni, ha visto coinvolti soggetti che sono inseriti in un ambiente criminale consolidato, nell’ambito del quale si sono dimostrati profondamente introdotti ed operanti. Il locale imprenditore che inizialmente a tale ambiente pareva estraneo, aveva tuttavia dimostrato di ben destreggiarvisi con certre dinaimiche tipiche della malavita pugliese, cosicché le risultanze emerse circa il suo coinvolgimento diretto, unite alle prove raccolte che già lo avevano fatto ritenere un favoreggiatore, lo inseriscono ora pienamente nel ruolo di concorrente nel reato.

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