Marika Kaufmann Venezia a Fano per la rassegna “Con le parole giuste” dedicata alla memoria

Marika Kaufmann Venezia a Fano per la rassegna “Con le parole giuste” dedicata alla memoria

FANO – Fano ha accolto con grande partecipazione e attenzione la preziosa testimonianza di Marika Kaufmann, moglie di Shlomo Venezia, sopravvissuto ad Auschwitz e membro del Sonderkommando al Crematorio II di Birkenau. Una sala gremita e silenziosa per il quarto appuntamento della rassegna “Con le parole giuste” dedicato alla memoria: numerosi gli insegnanti da tutta la provincia, coinvolti dall’Istituto di Storia Contemporanea di Pesaro e Urbino, ma anche studenti, appassionati, rappresentanti delle istituzioni.
“Oggi è il 25 gennaio, ma per me è il Giorno della Memoria, ogni volta che parlo di ciò che è successo a Shlomo per me è il Giorno della Memoria, perché non è importante la data, ma ciò che si trasmette.” Così Marika Venezia ha introdotto il suo intervento, fatto di parole ed emozioni misurate. Con voce bassa ma ferma ed estrema lucidità, ha raccontato la storia di suo marito, dall’infanzia passata a Salonicco alla deportazione in massa degli ebrei, dall’allontanamento dai suoi cari una volta arrivato ad Auschwitz al lavoro presso il forno crematorio, da quel numero tatuato sul braccio alla voglia di vivere a ogni costo. Con dovizia di particolari, ha spiegato come trascorrevano le giornate i prigionieri, tra il freddo pungente, il cibo scarso e il lavoro massacrante, sempre con la paura della morte che attanagliava ogni istante, fino a quel 6 maggio 1945, quando Shlomo fu liberato dagli americani in Austria. Un racconto secco, intenso, a tratti spietato, che non lasciava quasi trasparire emozioni, perché Marika non vuole impietosire nessuno, ma solo mantenere viva la memoria di suo marito. Più volte ha ribadito che Shlomo ha sempre evitato di riportare ricordi confusi ed episodi poco chiari e tutto ciò che ha scritto nel suo libro, Sonderkommando Auschwitz (uscito nel 2007 per Rizzoli e tradotto in 23 lingue), e raccontato durante le numerose conferenze a cui ha partecipato è stato veramente vissuto e visto con i suoi occhi, perché la tragedia esige parole precise e non accetta inesattezze.
CON LE PAROLE GIUSTE 2015/2016. Rassegna realizzata da: Comune di Fano (Assessorato alle Biblioteche e alla Legalità
Democratica, Mediateca Montanari, Biblioteca Federiciana), Fondazione Federiciana. In collaborazione con: Associazione Nazionale
Magistrati – sezione Marche. Info: 0721 887 343, www.sistemabibliotecariofano.it
Dopo la morte del marito, avvenuta nell’ottobre del 2012, Marika ha ereditato queste parole, ha fatto suoi quei ricordi, è diventata “testimone del testimone”, facendo in modo che niente possa andare perduto, perché tutti sappiano ciò che è successo e nessuno possa più negarlo.
In apertura dell’incontro, curato da ISCOP in collaborazione con la Presidenza del Consiglio Comunale di Fano e con il patrocinio dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Pesaro e Urbino, hanno preso la parola Marcella Tinazzi, dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale, Gian Paolo Moretti, vicepresidente dell’Istituto di Storia Contemporanea della Provincia di Pesaro e Urbino, il sindaco di Fano Massimo Seri e l’assessore alla Memoria e alle Biblioteche del Comune di Fano Samuele Mascarin.
L’incontro con Marika Venezia, quarto appuntamento della rassegna “Con le parole giuste”, rientra tra le iniziative organizzate dall’amministrazione comunale di Fano per commemorare il Giorno della Memoria, che culmineranno mercoledì 27 gennaio con la presentazione del volume Pop Shoah? Immaginari del genocidio ebraico (edizioni Il Nuovo Melangolo), in programma alle 17.30 alla Mediateca Montanari. Ne discuteranno Cristiano Maria Bellei, uno degli autori del libro e professore di Antropologia Sociale, e Luigi Alfieri, professore di Filosofia Politica; modera l’incontro Sara Cucchiarini. Inoltre, fino al 28 gennaio alla Mediateca Montanari sarà allestita una mostra di documenti fotografici e d’archivio intitolata “1938-1945 la persecuzione degli ebrei in Italia: documenti per una storia”, di proprietà della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) di Milano e con il patrocinio della Comunità ebraica marchigiana.

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