L’ex ministro Urso a Fano

L’ex ministro Urso a Fano

Hanno presentato il libro “ventanni e una notte” scritto da Adolfo Urso con Mauro Mazza ex direttore del TG2

FANO – Un bellissimo e caloroso incontro presso la sala del Caffè Pascucci con l’On.
Adolfo Urso ex Ministro del commercio estero che insieme al portavoce regionale
di Fratelli d’Italia Carlo Ciccioli, il portavoce Prov. di Pesaro Urbino Angelo
Bertoglio e il Fanese Alessandro Sandroni ed il Presidente del consiglio
comunale Francesco Cavalieri che hanno presentato il libro “ventanni e una
notte” scritto da Adolfo Urso con Mauro Mazza ex direttore del TG2

Vent’anni, dal 1993 al 2013. Una notte, quella del gennaio 2013 in cui Silvio
Berlusconi sbianchettò dalle liste elettorali del Pdl la destra italiana.
In mezzo, la parabola autodistruttiva di un uomo, Gianfranco Fini, che è stato
l’ostetrico e il becchino della destra di governo chiamata Alleanza nazionale.
Vent’anni e una notte il titolo del libro in cui io e Mauro Mazza
raccontantiamo questo percorso politicamente incomprensibile e umanamente
tragico con il registro dei testimoni e non degli storici. il nostro è un
dialogo fitto e profondo sulle origini e la fine di Alleanza nazionale,
soffermandosi lungamente sulla lunga ascesa e la rapida picchiata di Fini, a
cui dedichiamo diversi capitoli.
Io e Mauro abbiamo voluto evidenziare i semi del disastro nella stagione del
«predellino», alla fine del 2007. Berlusconi accelera sul progetto del partito
unico del centrodestra ma Fini, liquida l’iniziativa di Berlusconi come un
tentativo maldestro e inaccettabile di annessione. Fini ostacola il progetto,
ma per opportunismo risale sul carro del Pdl quando cade il governo Prodi e si
va alle urne, a inizio 2008. Ha paura che Berlusconi possa sostituire An con
La Destra di Storace. Non a caso Fini pone una sola condizione: (…) nessuna
intesa col partito di Storace.
Poi un precipitare di errori politici e di sgarbi umani. Fini scarta la
possibilità di diventare segretario del Pdl e, vuole fortemente e solo la
presidenza della Camera. Invece di scommettere sulla conquista interna sceglie
la strada della rottura, pregiudicando il suo futuro personale, quello della
nostra comunità e, perfino, alla luce degli avvenimenti successivi, quello
della nostra Italia. Nel 2010 lo strappo: Fini prende posizioni anomale su
diritti civili, immigrazione, giustizia in una drammatica direzione nazionale
del Pdl, il 21 aprile, sfida platealmente Berlusconi che sul palco sta
replicando ai suoi attacchi: «Che fai, mi cacci?». L’uscita dal Pdl, la nascita
di Futuro e libertà presto consegnata all’ala massimalista di Italo Bocchino,
il rifiuto dell’offerta del Cav di fare di Fli la «terza gamba» del
centrodestra, il tentativo non riuscito di far cadere il governo Berlusconi,
l’irrilevanza politica sancita dalle ultime elezioni.
Poi c’è il capitolo familiare. La compagna Elisabetta. Il cognato Giancarlo
Tulliani. Il ragazzo vuole produrre programmi per la tv. Fini chiede a Mauro
Mazza di dargli una mano. Mazza gli offre uno spazio pomeridiano di 15 minuti,
ma il giovane scalpita: Ha fretta e smania, Esagera. Una volta, al telefono, è
addirittura sgarbato (…) Mazza decide di non vederlo né sentirlo più. Mandò
a Fini un biglietto, chiedendogli di tenerlo a freno, anche perché circolano
voci di altre sue smanie, con altri dirigenti Rai e con esponenti politici di
governo. Fine dei rapporti di Mazza con Fini.
Dentro di me ci sono diverse amarezze, io che nel 2010 lascio il governo, dove
sono sottosegretario, per seguire il presidente della Camera nell’avventura
suicida di Fli, ricordo un suo colloquio con Enrico Letta, garante Pd del
dialogo con Fli: è lo stesso Letta a fornirmi la sua interpretazione lucida e
non solo interessata: “La scelta di Fini è cieca sul piano politico (…). Ma
la scelta è ancora più allarmante sul piano morale. Potremmo mai fidarci di
chi, nel momento di massima debolezza, come è oggi, uccide chi ha messo il
proprio petto a fargli scudo e si è dimesso dal governo come te e Ronchi? Ma
cosa sarebbe capace di fare un uomo così, se dovesse ritornare potente, magari
in un ruolo ancora più importante?. Una domanda che per fortuna l’Italia sembra
proprio non debba porsi più.

Fratelli d’Italia Fano

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