I registri elettronici scolastici sono una follia. Per i Giovani democratici, uno spreco di denaro pubblico

I registri elettronici scolastici sono una follia. Per i Giovani democratici, uno spreco di denaro pubblico

FANO – La vicenda della plafoniera caduta sulla testa della studentessa del liceo Nolfi di Fano sembra aver riacceso improvvisamente i riflettori su uno dei temi che a noi giovani è più caro e che ci ha visti da sempre in prima fila durante le assemblee scolastiche e le manifestazioni per chiedere attenzione e risposte sulle riforme introdotte negli ultimi anni. Pochi investimenti e spesso mal indirizzati: ecco l’eredità degli ultimi governi di centro-destra in materia di scuola e istruzione. Secondo un’indagine Ocse il nostro Paese è all’ultimo posto per competenze alfabetiche e al penultimo per quelle matematiche. Questo è il risultato di anni di tagli lineari e di poche idee per la vera innovazione in uno dei settori che dovrebbe essere considerato strategico per la ripresa economica di questo Paese.

Ultima follia è quella dei registri elettronici; costosi apparecchi con dietro una rete internet insufficiente che non consente ai professori (spesso impreparati all’utilizzo per assenza di corsi di formazione ben organizzati) di farne un utilizzo appropriato alle loro potenzialità. E proprio i professori sono i primi a puntare il dito contro questa novità che considerano uno spreco di denaro pubblico in una scuola in cui le priorità sono altre (materiali adeguati per la didattica e requisiti igienico sanitari solo per fare qualche esempio). Sarebbe sicuramente più opportuno indirizzare il contributo volontario che ogni anno i ragazzi versano all’inizio dell’anno scolastico verso questo tipo di necessità che stanno alla base di una scuola pubblica in questi anni sempre più indegna di tale nome.

Da non dimenticare poi è il tema strutturale delle scuole; in Italia più del 62% degli edifici scolastici è stato costruito prima del 1974, anno in cui sono entrate in vigore le norme antisismiche. Ciononostante manca completamente un’anagrafe dell’edilizia scolastica che permetta di comprendere in modo preciso quali siano gli edifici che necessitano di un pronto intervento di messa in sicurezza. E questa assenza di attenzione e finanziamenti per strutture che in molti casi non rispondono ai requisiti minimi di sicurezza è alla base degli incidenti di cui regolarmente tanti studenti sono vittime.

Noi Giovani Democratici di Fano esprimiamo dunque vicinanza alla studentessa vittima di tale episodio e massimo supporto a tutti gli operatori scolastici che ogni giorno fanno si che la scuola continui ad essere un luogo di buona formazione. Saremo promotori di iniziative con lo scopo di riportare il tema della scuola al centro dell’attenzione nazionale e locale.

I Giovani Democratici di Fano

 

Condividi:
  1. Cari giovani “vecchi” democratici, lo sviluppo ed il progresso passano sempre dalla innovazione tecnologica. In tutti i paesi della UE, ma anche in quelli attualmente in via di sviluppo i libri “cartacei” stanno avviandosi al pensionamento e con questi anche tutti gli altri strumenti didattici “classici”.
    Non vorrei che questa crociata sia uno squallido tentativo di strumentalizzazione da parte di soggetti che non amano i cambiamenti, le novità perché impongono impegno e volontà di mettersi in gioco.

    Rispondi
  2. In Primis i tagli drastici all ‘istruzione stanno arrivando da un governo (di sx e di dx insomma dal mega inciuccio che governa ora) che della scuola non gli importa assolutamente niente ma preferisce direzionare certe quote verso altre istituzioni “Le Banche” però questi discorsi lasciamoli a chi di dovere a livello nazionale. La marcia in più che manca alle nostre istituzioni scolastiche è la non volontà di evolversi da parte di una forte maggioranza di decenti, riconosciuti nella fascia politica di centro-sinistra, che non hanno voglia di frequentare corsi di formazione il quale MIUR tutti gli anni mette a loro disposizione, ormai sono loro ad essere antiquati e che per colpa della loro ristretta mentalità e il loro benessere nel rimanere nel loro profondo oblio stanno facendo sprofondare la nostra scuola; rispetto all’EU siamo indietro, basta provare ad analizzare cosa e come si muovono le scuole fuori dall’Italia. Siamo ancora incastonati nella macchina delle lobby della carta e non ne riusciamo a venir fuori tanto è che anche quest’anno è stato rinviato il decreto che introduce l’obbligo di utilizzare i testi in formato digitale. Nella nostra provincia tanti comuni sono anni che promettono e ripromettono, in campagna elettorale in prossimità delle elezioni, di creare nuove strutture scolastiche e di metter mano nella scuola, il sempre finisce dentro una bolla di sapone che misteriosamente esplode, però anche qui il MIUR emana tutti gli anni bandi di concorso per accedere a fondi finalizzati alle ristrutturazioni o realizzazioni di nuove strutture e che per colpa delle incompetenze in determinate materie delle giunte comunali non vengono neanche presi in considerazione.
    Prima di sparare a zero sull’innovazione fatevi un esamino di coscienza.

    Rispondi
  3. Giovanni Monaldi 9 febbraio 2014, 13:04

    Sono Giovanni Monaldi dei Giovani Democratici di Fano, permettetemi di chiarire subito che l’articolo era stato scritto per stigmatizzare l’incidente avvenuto, non per “sparare a zero sull’innovazione tecnologica”. Non ci riconosciamo nel titolo che è stato dato al nostro articolo, e non ci riteniamo assolutamente contrari all’utilizzo delle tecnologie. Per noi il termine “follia” non è indirizzato al costo, quanto alla mancanza di un ordine di priorità. Investiamo sulla tecnologia per stare al passo con l’europa, come in tanti altri settori, ma trascinandoci dietro lacune gravi, quali possono essere la mancanza di sicurezza degli edifici, la materia prima, le spese per corsi di recupero e per l’assistenza ai disabili.
    Rispondo ad Alessandro che pur ritrovandoci critici nei confronti di questo governo, non possiamo attribuirgli alcun “taglio”, ma anzi ha ripristinato una piccola parte dei fondi eliminati da Gelmini-Tremonti, e che i “tagli” sono arrivati sempre e solo da i governi di centrodestra.
    Inutile anche dirci che buona parte dei professori non si vogliono aggiornare, cosa di cui siamo consapevoli, sottolineando che sono in gran parte di “centrosinistra”.
    Per quel che ci riguarda non dobbiamo prendere i voti da nessuno e non ci interessa posizionarci a difesa di nessuna categoria.

    Rispondi
    • Giovanni Monaldi 9 febbraio 2014, 13:13

      Ovviamente il sottolineando che sono “in gran parte di centro-sinistra” lo lasciamo dire ad Alessandro. L’unica cosa che a noi interessava era stigmatizzare l’accaduto e per quel che ci riguarda, continueremo a muoverci per sollecitare ed informare gli organi competenti sulle condizioni di sicurezza in cui versano le nostre scuole.

      Rispondi

Rispondi