“Figlie d’Epoca”: storie di grandi donne della Grande Guerra al Teatro della Fortuna

“Figlie d’Epoca”: storie di grandi donne della Grande Guerra al Teatro della Fortuna

FANO – Dall’incontro tra Marina Bargnesi, assessore alle Pari Opportunità del Comune di Fano, e l’attrice e autrice Roberta Biagiarelli è nato un progetto che comprende lo spettacolo FIGLIE DELL’EPOCA (28 nov, Teatro della Fortuna, Sala Verdi, ore 21.15) preceduto il giorno prima da una conversazione/dibattito dal titolo DIALOGO TRA DONNE DEL NOSTRO TEMPO. Il progetto è realizzato in collaborazione con l’assessorato alla Cultura del Comune di Fano, l’Ambito Territoriale Sociale VI, la Fondazione Teatro della Fortuna e l’associazione Babelia.

L’occasione è duplice: innanzitutto la ricorrenza del 25 novembre che celebra la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne ed anche il centenario della Prima Guerra Mondiale, di cui Roberta Biagiarelli con FIGLIE DELL’EPOCA racconta un episodio poco ricordato. Il 28 Aprile 1915, per la prima volta nella storia, più di 1000 donne provenienti da 12 paesi dell’Europa e dell’America si riuniscono in Olanda all’Aja in un Congresso Internazionale, per opporsi alla guerra in corso. Tra le delegate anche un’italiana, Rosa Genoni, che sarà molto attiva a Milano. Figlia di quell’avvenimento è la Lega Internazionale di Donne per la Pace e la Libertà, prima organizzazione internazionale di donne per la pace che oggi è presente in tutti i continenti. La Biagiarelli, teatrante di razza e in prima linea (oltre 400 le repliche del suo celebre monologo A come Srebrenica, sul conflitto bosniaco), si mette a confronto con quelle donne e tenta la strada di una rappresentazione.: “mi metto dentro le loro storie, aggiungo le mie di questi anni di Bosnia, di artista, di donna e traccio una linea immaginaria tra loro e me. Divento un ponte tra le donne di ieri e le donne di oggi”.

Figlie dell’epoca è uno spettacolo di e con Roberta Biagiarelli, dramaturg Simona Gonella, advisor storico Gemma Bigi, prodotto da La Corte Ospitale, con il sostegno di Babelia&C, Echidnacultura, in collaborazione con Istoreco.

Note di regia

“Il novecento si apre e si chiude a Sarajevo”.

Frase consumata, ma efficace per creare un ponte tra l’inizio della prima “grande guerra” e le macerie dell’ultima guerra in terra d’Europa, quell’inferno – welcome to hell – che è stato il conflitto tra gli stati dell’ex-Jugoslavia.

Ecco, io quel conflitto l’ho attraversato e lo conosco a fondo. Sono più di quindici anni che ne parlo attraverso le parole di un altro spettacolo e lo abito nelle sue conseguenze come artista ed essere umano nei miei viaggi, progetti ed azioni concrete nei confronti della Bosnia-Herzegovina, ed in particolare delle sue donne.

Il conflitto della prima guerra mondiale invece no, lo conoscevo poco, era ancora storia di libri, di scuola, di film.

Poi c’è questo Centenario (1915- 2015) che arriva, quella frase consumata che mi rimbomba nelle orecchie ed ecco che mi metto a cercare dove sono io rispetto ad un evento che ha segnato così profondamente la storia e il territorio europeo.

E scopro che io vedo quel conflitto con gli occhi delle donne, che quando cerco, cerco un catalogo di voci, corpi, persone che non sono partite per il fronte – cose da uomini – ma che sono ugualmente andate in guerra come crocerossine, operaie, braccianti, ma anche come intellettuali, pensatrici, pacifiste e antimilitariste. E scopro che 1.136 di loro hanno fatto del pacifismo in tempo di guerra, un evento che trascende ogni mia immaginazione: l’auto convocazione il 28 aprile 1915 all’Aja del Congresso internazionale femminile per discutere del ruolo delle donne per la diffusione di una cultura di pace. Attraversando i confini di un continente in guerra, donne di tutta Europa e dall’America si sono radunate per parlare di pace (dalle 1.136 che si sono autoconvocate il numero è poi salito a più di 2.000!).

E allora io, mi metto a confronto con quelle donne e tento la strada di un dialogo, di una rappresentazione, di una memoria; mi metto dentro le loro storie, aggiungo le mie di questi anni di Bosnia, di artista, di donna e traccio una linea immaginaria tra loro e me. Divento un ponte tra le donne di ieri e le donne di oggi.

Decido che dovrei dare voce all’unica italiana presente al Congresso, Rosa Genoni, valtellinese di nascita, trasferita a Milano, sartina prima e stilista affermata poi: una vita che è icona del femminismo, del pacifismo, dell’assunzione di responsabilità; che mi occuperò di un’australiana eccentrica che guida un’autoambulanza da 16 posti, e di un’inglese che mi porta dritta sull’altopiano di Asiago, di un’altra italiana, milanese pure lei, che al congresso non poté andare e scrisse una lettera esemplare che getta le basi per la futura Unione Europea, di un’americana simbolo del femminismo mondiale.

E di altre “figlie della loro epoca”.

E di me rispetto a loro.

Me ne occupo e vedo cosa resta.

Creo un cosmo popolato da donne con biografie esemplari dentro al flusso della Storia.

Uno spettacolo di genere, per fare emergere un protagonismo al femminile della prima guerra mondiale e vedere, di nuovo, cosa resta oggi.

Roberta Biagiarelli

Info. Botteghino Teatro 0721.800750; mercoledì 26 e giovedì 27 nov. dalle 17.30 alle 19.30; mercoledì 26 nov. dalle 10.30 alle 12.30; venerdì 28 nov. dalle 17.30 in poi.

Biglietto spettacolo, € 6.00 > L’incasso sarà devoluto al centro antiviolenza sulle donne di Pesaro.

Condividi:

Rispondi