ESCLUSIVA – Rapimento in Kenya: Parla Lilian Sora, presidente della Onlus Fanese (VIDEO)

ESCLUSIVA – Rapimento in Kenya: Parla Lilian Sora, presidente della Onlus Fanese (VIDEO)

FANO (PESARO URBINO) – “Al momento non ci sono notizie particolari, comunque siamo in contatto costantemente con la Farnesina, con l’Ambasciata italiana in Kenya e con il console onorario a Malindi”. Lo ha detto, intervistata dall’emittente locale Fano Tv, Lilian Sora, fondatrice di Africa Milele onlus di Fano, con cui lavora Silvia Costanza Romano, la volontaria italiana di 23 anno rapita da un gruppo armato in Kenya. Silvia – ha spiegato – era rientrata nel da poco nel villaggio di Chakama, a 80 km da Malindi, dove la onlus opera, per seguire progetti relativi a infanzia e salute, “insieme al nostro staff africano”. Il rapimento è avvenuto “nei pressi della nostra casa a Chakama” e Sora non ha ancora idea dei motivi, “anzi, non mi capacito che sia successa una cosa del genere: Chakama è un posto assolutamente rurale, non ci sono strade, auto, centri commerciali, solo un negozio dove si vendono i viveri”. “Un posto tranquillo – ha insistito – altrimenti non avremmo mandato giù i volontari italiani. Tra maggio e luglio li abbiamo fatti tornare indietro, perché in quella zona c’era stata un’inondazione”. Sora ha sottolineato l’importanza del lavoro svolto da Africa Milele nel villaggio “siamo la comunità bianca inserita nella comunità locale, siamo benvoluto. In queste ore ho ricevuto dal Kenya tanti messaggi di affetto e solidarietà, a Chakama stanno pregando per Silvia e per noi”.

(di Paola Tamborlini) (ANSA) – ROMA, 21 NOV – Un agguato in piena regola, con fucili e machete, alla ricerca della “donna bianca”. Picchiata, legata e portata via mentre “implorava aiuto”. Così è stata rapita in Kenya Silvia Costanza Romano, la volontaria di appena 23 anni che aiutava i bambini negli orfanotrofi africani. E che questa volta, dopo un’esperienza a Mombasa, aveva scelto una zona estrema, poverissima, senza neppure la corrente elettrica: Chakama. Lì, il gruppo armato ha fatto irruzione, cominciando subito a sparare e scatenando il panico nel vicino mercato. Almeno tre bambini di 10 anni sono rimasti feriti, mentre gli uomini continuavo a cercare “la donna bianca” nell’ufficio dell’organizzazione Africa Milele. “Quando l’hanno trovata – ha raccontato un testimone – l’hanno schiaffeggiata con violenza finché è caduta, poi l’hanno legata e portata via”. La stampa locale ha subito ipotizzato un’azione degli Al Shabaab, gli integralisti islamici somali che seminano da anni il terrore in Somalia come in Kenya, lasciando alle loro spalle decine e decine di morti. Protagonisti anche in passato del rapimento di occidentali. Un’ipotesi avvalorata dal fatto che alcuni testimoni li avrebbero sentiti parlare somalo durante il blitz per rapire Silvia.

Ma fonti italiane spiegano all’ANSA che per il momento sembra più probabile che si tratti di criminalità comune. Anche se in una regione così povera e tormentata non è raro che gli ostaggi passino di mano in mano, al miglior offerente, e non è quindi escluso che Silvia possa essere venduta dal gruppo e finire prigioniera degli islamisti. Anche la polizia keniana, che ha dispiegato decine di uomini mettendo in campo anche l’esercito, è molto prudente sull’ipotesi Shabaab e punta su una pista tutta interna. Secondo alcuni investigatori, ci sarebbe stata una lite legata all’orfanotrofio nei giorni scorsi e il rapimento della ragazza, volontaria nell’orfanotrofio, potrebbe essere una ritorsione o una vendetta. Un testimone durante l’attacco nell’ufficio della onlus, avrebbe sentito uno di loro chiedere ad un altro “è lei?”, prima di colpirla, come se cercassero una persona ben precisa. Quel che è certo è che da ieri sera non si ha più alcuna notizia di Silvia.

La Farnesina, attraverso l’Unità di crisi, ha immediatamente attivato tutti i canali per far luce sulla vicenda, alla quale stanno lavorando anche gli investigatori dell’Aise, mentre la procura di Roma ha aperto un’inchiesta per sequestro di persona per finalità di terrorismo. “Ci stiamo lavorando, fatemi dire il meno possibile”, ha commentato il ministro dell’Interno Matteo Salvini, al termine di un’audizione al Copasir. Resta il fatto che la zona scelta da Silvia era considerata poco sicura da molte associazioni. A 70 chilometri dalla ricca e turistica Malindi, Chakama è in realtà poverissima. “Le avevo detto detto di non andare a Chakama, perché non è un posto sicuro, ma lei mi ha risposto che lì erano tutti suoi amici”, ha detto Davide Ciarrapica, fondatore della Onlus Orphan’s Dream, con cui Silvia aveva fatto un’esperienza di volontariato. “A Chakama non c’è nulla, solo una camera per i volontari” è “nella foresta, in mezzo al niente”, ha detto. Ma chi la conosce assicura che Silvia è così, forte e determinata. “Bello!”, ha risposto di fronte alla possibilità di andare ‘in mezzo al niente’ ad aiutare i bambini. La sua forza l’ha mostrata anche durante l’agguato, chiedendo prima aiuto al ragazzo che era con lei al momento del rapimento, ma urlandogli poi di mettersi in salvo, quando lo ha visto in pericolo. Lui, Ronald, unico testimone a raccontare l’agguato, ha cercato di aiutarla: “Ma qualcuno mi ha colpito in testa con un bastone e ho quasi perso i sensi. Allora lei mi ha detto di mettermi in salvo e sono fuggito”.

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