Biogas e tangenti nelle Marche, 20 sotto inchiesta

Biogas e tangenti nelle Marche, 20 sotto inchiesta

(di Cristina Morbiducci)
ANCONA –  La torta delle energie alternative
è un boccone per pochi nelle Marche. Un gruppo di imprese
selezionate in base alla propensione a pagare tangenti sotto
forma di favori e regali, tre superburocrati della Regione
(attualmente destinati ad altro incarico) che scrivevano e
riscrivevano leggi, norme e codicilli per consentire alle
società amiche di realizzare sette centrali a biogas senza
sottoporle a Valutazione di impatto ambientale. Dopo 18 mesi di
indagini, condotte dal Gico della Guardia di finanza e dal Corpo
forestale dello Stato, la procura di Ancona ha inviato 20 avvisi
di chiusura delle indagini a tre funzionari della Regione, 14
imprenditori dell’eco-energia e tre consulenti, più 15 società
giuridiche. Nessun politico o amministratore è coinvolto.
Pesanti le ipotesi accusatorie dell’inchiesta ”Green
Profit”: concussione, corruzione, truffa ai danni dello Stato
(il Gse, Gestore dell’energia), falsità ideologica, illecito
urbanistico e ambientale. Il Gip ha autorizzato il sequestro
preventivo per equivalente di 22 immobili e 57 terreni nella
disponibilità degli indagati, per un valore complessivo di 10
milioni di euro, ma ha dovuto modificare in corsa il
provvedimento, che in origine prevedeva anche il sequestro delle
sette centrali. Con il Decreto legge 91 del 24 giugno scorso, il
Governo ha introdotto la ‘Via postuma’, valida se fatta entro
sei mesi e su strutture già funzionanti. Un vestito che sembra
cucito addosso al caso Marche: la Corte Costituzionale aveva
annullato le autorizzazioni concesse in base alla legge
regionale 3 del 2012, che, in contrasto con le norme europee,
stabiliva la competenza regionale (e non più provinciale) sulla
Via.
Secondo il pool di magistrati all’opera – il procuratore capo
Elisabetta Melotti e i sostituti Paolo Gubinelli, Marco Pucilli
e Andrea Laurino – l’allora dirigente del Servizio Territorio
Ambiente ed Energia Luciano Calvarese e i funzionari Sandro
Cossignani e Mauro Moretti avrebbero orientato la legislazione
regionale (nessuna Via obbligatoria sotto il Megawatt di
potenza, ecc.) per consentire a un gruppo ristretto di imprese
di ottenere incentivi pubblici fino a 31 milioni di euro a
impianto in 15 anni. A condizione che la centrale fosse
operativa entro il 31 dicembre 2012: di fatto a febbraio 2013
alcune non erano ancora pronte. Il costo di una singola
centrale, hanno spiegato il col. Gianfranco Lucignano del Gico e
il col. Gianluca Filippi, comandante del Nucleo di Pt, si aggira
sui 6-7 milioni: di qui la convenienza del patto stretto con i
funzionari regionali, che firmavano le autorizzazioni chiudendo
un occhio su tutto, anche su eventuali irregolarità
paesistico-ambientali.
In cambio Calvarese, Cossignani e Moretti, a loro volta soci
fra di loro (con la Regione all’oscuro di tutto) e titolari di
compartecipazioni con gli imprenditori, avrebbero ottenuto
commesse per 1,8 milioni di lavori con le imprese del
‘cartello’, incarichi per forniture inesistenti (648 mila euro
di piantine di alloro), un impianto fotovoltaico realizzato
gratis su un loro capannone, un orologio Montblanc da novemila
euro. Totale, un milione di euro di ‘mazzette’. Fra i 14
imprenditori spiccano nomi di rilievo: il conte Guido Leopardi
Dittajuti, Antonio Lazzarini (cognato dell’ex ministro Francesco
Merloni) e il figlio Alessandro, Paolo Pesaresi. Per qualcuno
l’eco-energia è una passione recente, e secondo il Cfs neppure
tanto sincera. C’è chi ha sparso sui terreni del digestato che
di bio aveva poco. (ANSA).

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